VERBANIA Non avrà mai giustizia, a meno di clamorosi risvolti al momento non ipotizzabili, un operaio di origine senegalese scomparso il 16 maggio 2001 da Invorio (Novara) e il cui scheletro è stato ritrovato nell’aprile scorso e identificato in questi giorni grazie ad alcune comparazioni su una precedente...

VERBANIA

Non avrà mai giustizia, a meno di clamorosi risvolti al momento non ipotizzabili, un operaio di origine senegalese scomparso il 16 maggio 2001 da Invorio (Novara) e il cui scheletro è stato ritrovato nell’aprile scorso e identificato in questi giorni grazie ad alcune comparazioni su una precedente radiografia al cranio eseguite dalla dottoressa Cristina Cattaneo nel laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’università di Milano. Il teschio nascosto nei boschi di Oleggio era del ventiseienne africano Mohamed Sow. Arrivato in Italia da tre anni, Mohamed lavorava come operaio alla Pulimetal di proprietà di due calabresi di Taurianova, Rocco Fedele e Domenico Rettura, coi quali il ragazzo senegalese non aveva un rapporto idilliaco per via di buste paga diverse dal pattuito al momento dell’assunzione e la costante minaccia di fare scioperare i suoi colleghi. E proprio sui due titolari confluirono le indagini. I due sono stati sottoposti a sette processi che alternativamente li hanno visti prosciolti e condannati per omididio preterintenzionale fino all’assoluzione definitiva del 2014. La profonda ferita trovata sulla testa del povero Mohamed dimostra che è stato barbaramente ucciso, ma la procura non può riaprire il caso nei confronti dei due accusati che non possono essere "sottoposti a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure diversamente qualificato o circostanziato". Si può solo sperare che un complice pentito racconti una diversa verità rispetto a quella uscita nel 2014 dalla Cassazione. A vent’anni dai fatti sembra assai improbabile.