Venerdì 14 Giugno 2024

Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina e la lettera straziante della madre. “Uno eroe dell’altro, siete i nostri angeli”

Rosa Carlucci e il ricordo commosso dei figli scomparsi 18 anni fa dal Barese e poi ritrovati morti in una cisterna. La famiglia ha chiesto la riapertura delle indagini

Bari, 4 giugno 2024 – Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina in Puglia (Bari), scomparsi il 5 giugno 2006 e ritrovati morti il 25 febbraio 2008, sono stati “uno eroe dell’altro”. E hanno provato ad aiutarsi in tutti i modi.

Straziante la lettera firmata da Rosa Carlucci e Filomena Pappalardi, rispettivamente mamma e sorella di Salvatore e Francesco.

“Vi ricorderemo come due fratellini uniti, coraggiosi, che con la sola forza dell’amore hanno provato ad aiutarsi l’uno con l’altro, senza pensarci due volte, senza paura, con la sola voglia di farcela. Dimostrandoci come un fratellino possa essere un eroe per l’altro”, scrivono le due donne. 

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Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina di Puglia (Bari) furono ritrovati morti il 25 febbraio 2008 in una cisterna
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La storia di Ciccio e Tore

Ciccio e Tore avevano 13 e 11 anni. Sparirono da Gravina di Puglia diciotto anni fa; vennero ritrovati morti due anni dopo in una cisterna del rudere chiamato ‘La casa delle cento stanze’, nel centro della città. La lettera è stata scritta proprio in occasione del 18esimo anniversario della scomparsa, che cade domani.

La mamma: “Riaprite le indagini”

A marzo, assistite dall’avvocato Giovanni Ladisi e dal consulente Rocco Silletti, Carlucci e Pappalardi hanno chiesto la riapertura delle indagini sulla scomparsa dei due fratellini. “Due angeli - prosegue la lettera - che illumineranno il nostro cammino, sarete sempre presenti e vivi nei nostri ricordi. Siete i nostri angeli, ciao Ciccio e Tore”.

Il ritrovamento di Ciccio e Tore

Il ritrovamento dei cadaveri avvenne casualmente, un altro ragazzino finì nella cisterna e un suo amico diede l’allarme. La causa civile intentata dai familiari per ottenere un risarcimento danni da parte del Comune di Gravina e dalla società proprietaria del rudere è stata respinta sia in primo grado che in appello dal tribunale di Bari, ed è ora pendente in Cassazione.