di Simona Ballatore ’Caro diario’, sono andato al cinema all’alba, al Beltrade di Milano, per rivedere Nanni Moretti. Lo hanno fatto in novanta per riassaporare l’atmosfera della sala dopo sei mesi di chiusura forzata e l’apertura-lampo estiva. La primissima ad arrivare è una signora in bicicletta: 5.20 in punto, il metrò ancora dorme. Primo biglietto staccato. Una manciata di minuti dopo si forma la fila: c’è chi si concede lo spettacolo prima di correre al lavoro – e rinuncia agli ultimi cinque...

di Simona Ballatore

’Caro diario’, sono andato al cinema all’alba, al Beltrade di Milano, per rivedere Nanni Moretti. Lo hanno fatto

in novanta per riassaporare l’atmosfera della sala dopo sei mesi di chiusura forzata e l’apertura-lampo estiva. La primissima ad arrivare è una signora in bicicletta: 5.20 in punto, il metrò ancora dorme. Primo biglietto staccato. Una manciata di minuti dopo si forma la fila: c’è chi si concede lo spettacolo prima di correre al lavoro – e rinuncia agli ultimi cinque minuti per timbrare il cartellino – e chi ha chiesto due ore di permesso pur di non perdere la ’prima’. Perché, in fondo, per i 90 temerari del Beltrade, quell’attesa è di scaligera memoria. Un sipario si spalanca sullo schermo per ricordare il momento solenne. "Abbiamo approfittato della chiusura per implementare l’impianto di ricambio d’aria, ma anche per installare questo sipario e dare una ritualità al momento della visione: crediamo sia davvero da celebrare", spiega Paola Corti (foto), che insieme a Monica Naldi gestisce la sala meneghina. Commossa: "Hanno puntato la sveglia alle 4, come noi, per essere qui: un messaggio d’amore al cinema e alle sale". Al Beltrade hanno iniziato a programmare quella maratona a marzo, senza sapere la data e temendo di rimandare all’infinito. Non avrebbero mai immaginato di trovarsi alle porte i primi 90 maratoneti. "Folli

e sognatori": si definiscono così. Ma anche puntuali e ordinati. Ci sono gli habitué, ci sono volti nuovi. Ci sono universitari e pensionati. Le prenotazioni si erano chiuse alle 16.27 di domenica, ma qualcuno dei ritardatari ha puntato lo stesso la sveglia alle 4, consapevole del rischio di venire rimbalzato, ma confidando nella presenza di qualche congiunto che avrebbe fatto scattare quel posticino

in più. E la levataccia è stata ripagata. "Quanto aspettavo questo momento – sorride Anastasia Ciocca, 25 anni, grecista, dandosi appuntamento lì con quattro amici –. Io andavo una volta alla settimana al cinema. Bello vedere tanti giovani temerari e questa voglia di ripartire. Anche la scelta di ’Caro diario’ di Nanni Moretti è un messaggio chiaro. La notte degli Oscar è diventata un’alba con i nostri capolavori. Film e cornetto: ci voleva". Intanto scappa la lacrimuccia dietro le quinte. "Ma il bello del cinema è anche questo: le luci sono spente, abbiamo potuto farle correre senza farci vedere", confessa Paola Corti mentre la maratona procede, chiudendosi con il ’Bacio’ inedito di Rezza e Mastrella. Sui titoli di coda scatta l’applauso. Da ’prima’.