Il dottor Francesco Tursi, primario del reparto Covid dell’ospedale di Codogno. Nel paese ci fu il primo caso d’italiano contagiato
Il dottor Francesco Tursi, primario del reparto Covid dell’ospedale di Codogno. Nel paese ci fu il primo caso d’italiano contagiato
di Alessandro Farruggia Chiude l’area Covid dell’ospedale di Codogno, dove tutto era iniziato. Va in stand by l’ospedale Covid alla Fiera di Milano. Si serrano le porte ai reparti SARS-CoV-2 di Careggi e Santa Maria Nuova a Firenze. Viene smantellata l’ala Covid dell’ospedale Don Bosco a Napoli. In tutta Italia gli ospedali sono ormai al 10% del tasso di saturazione di terapie intensive e area non critica, percentuale in calo da giorni. E Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, pronuncia parole importanti: "Registriamo una decrescita del contagio in tutta Italia, è un trend continuo, che dà proiezioni serene. In Europa tutto il quadro è in miglioramento, ma l’Italia ha una curva in decrescita tra le più...

di Alessandro Farruggia

Chiude l’area Covid dell’ospedale di Codogno, dove tutto era iniziato. Va in stand by l’ospedale Covid alla Fiera di Milano. Si serrano le porte ai reparti SARS-CoV-2 di Careggi e Santa Maria Nuova a Firenze. Viene smantellata l’ala Covid dell’ospedale Don Bosco a Napoli. In tutta Italia gli ospedali sono ormai al 10% del tasso di saturazione di terapie intensive e area non critica, percentuale in calo da giorni. E Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, pronuncia parole importanti: "Registriamo una decrescita del contagio in tutta Italia, è un trend continuo, che dà proiezioni serene. In Europa tutto il quadro è in miglioramento, ma l’Italia ha una curva in decrescita tra le più basse". Insomma, respira, riparte. Da lunedì Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto passano in zona bianca. Fra una settimana dovrebbero vedere la luce anche Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Piemonte, Puglia, e Provincia di Trento. Tra molti segnali positivi, la chiusura del reparto Covid di Codogno è simbolicamente la più importante. Dimesso proprio ieri l’ultimo paziente, in una lettera aperta il dottor Francesco Tursi, responsabile del reparto, ha ringraziato tutti, dal personale "che si è speso senza risparmiarsi" fino ai pazienti. "È un giorno – ha detto – che vivo con profonda emozione. Sono stati i mesi più intensi della mia vita. Noi ce l’abbiamo messa tutta, abbiamo fronteggiato un uragano. E posso assicurare che nulla è stato pari al volto di un paziente che avevamo guarito e che risaliva lentamente alla vita".

Come quel paziente, il Paese. Lo dicono i report settimanali e anche la rilevazione su base giornaliera, sia pure con delle fluttuazioni fisiologiche. Sono infatti 73 i morti per Covid registrati dal bollettino del ministero della Salute nelle ultime 24 ore (giovedì erano stati 59), mentre i positivi sono stati 2.557. Il tasso di positività scende e si attesta all’1,1% e sono 836 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, con un calo di 56. Quanto all’Rt si mantiene al di sotto di 1 fissandosi intorno a 0,68. È il frutto della campagna vaccinale.

"Con l’inizio delle vaccinazioni – osserva Brusaferro – c’è stata un’immediata decrescita dei casi in ogni fascia di popolazione. La stessa cosa vale per le ospedalizzazioni, la mortalità e gli ingressi in terapia intensiva. L’impatto delle vaccinazioni è quindi stato significativo". E infatti "tre quarti di chi contrae l’infezione è asintomatico o con pochi sintomi e i casi diminuiscono in tutte le fasce di età, incluse quelle più giovani". "La curva – osserva il presidente dell’Iss – sta decrescendo a livello europeo. L’incidenza in Italia è di 32 casi su 100mila abitanti. L’età della popolazione che contrae l’infezione è sotto i 40 anni, continua la decrescita dell’età dei ricoveri, scesa a 58 anni, e così per le terapie intensive, ora a 66. Se la tendenza va in questa direzione ci troveremo nella seconda metà di giugno con quasi tutta l’Italia in zona bianca". "Ci sono tutti i segnali per avere fiducia e ottimismo – sottolinea Gianni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute –. Se le cose continuano così la possibilità di una recrudescenza dell’epidemia è bassa, ma anche se è giusto andare avanti con il processo di riapertura bisogna mantenere una certa prudenza". "Per togliere le mascherine – avverte Brusaferro – bisognerà vaccinare il più possibile a giugno, per giungere a luglio con la più alta percentuale possibile di persone vaccinate o guarite". Con la spallata del generale Figliuolo – 20 milioni di dosi in arrivo a giugno – forse le mascherine potrebbero essere tolte in spazi aperti ai primi e non, come si pensava finora, a metà luglio.