Matteo

Massi

La tentazione è forte, ogni volta che arriva questo periodo dell’anno: il Black Friday, che ormai è diventata una black week, anzi un black month. Di unico, insomma, a parte i prezzi (scontatissimi), non ci sarebbe proprio nulla. Ma vale di più l’ennesimo sconto da prendere al volo o il rispetto di cicli produttivi, della vita di piccole realtà commerciali e perfino del nostro ambiente? In sintesi: un altro modo di consumare che non sia guidato solo dall’impulso. A parole, siamo tutti convinti che sia una domanda retorica. Ma la nostra convinzione rischia d’infrangersi, subito, contro uno smartphone battuto al 20% in meno. E si sgretolano, quindi, anche le certezze sul (nostro) consumo critico.

Proprio in questi giorni una manciata di marchi eco rispolvera il dilemma: lo sconto tentatore o un’altra modalità di consumo? I marchi, in questione, non boicottano il Black friday, ma rispolverano vecchi metodi ormai inceneriti dal progresso: scambio e baratto. Che ai nostri giorni fanno rima con riciclo e riuso. E chi ha scelto quest’ultime come tecniche di produzione dei propri materiali (come il marchio svizzero Freitag, sicuramente à la page) ha deciso di tenere chiuso per il Black Friday. E anche un’ex punkettona, diventata stilista di lusso, come Vivienne Westwood ci ricorda la (sua) aurea regola: "Buy less, choose well, make it last". Compra meno, scegli bene e fallo durare. Ma la tentazione, comunque, rimane.