Boris Johnson avrebbe chiesto l’aiuto di uno dei massimi esperti di William Shakespeare (nella foto sotto una stampa d’epoca) per aiutarlo a scrivere una biografia del Bardo per la quale avrebbe ricevuto un anticipo di ben mezzo milione di sterline. Il 57enne premier inglese non ha tempo per scrivere il tomo, la cui data di pubblicazione è stata più volte spostata in avanti, pur avendo saltato diversi meeting cruciali sul Covid all’inizio della pandemia proprio per portarsi avanti con il volume. L’accademico o accademica in questione è...

Boris Johnson avrebbe chiesto l’aiuto di uno dei massimi esperti di William Shakespeare (nella foto sotto una stampa d’epoca) per aiutarlo a scrivere una biografia del Bardo per la quale avrebbe ricevuto un anticipo di ben mezzo milione di sterline. Il 57enne premier inglese non ha tempo per scrivere il tomo, la cui data di pubblicazione è stata più volte spostata in avanti, pur avendo saltato diversi meeting cruciali sul Covid all’inizio della pandemia proprio per portarsi avanti con il volume.

L’accademico o accademica in questione è voluto restare anonimo, ma ha raccontato al Guardian di essere stato approcciato in modo top secret dall’entourage del primo ministro, chiedendo che si mettesse a totale disposizione di Johnson e che rispondesse a domande del premier britannico sulla vita del massimo drammaturgo inglese. In pratica, l’esperto ci avrebbe messo tutta la sua conoscenza e Johnson l’avrebbe presa e trascritta nel suo "modo unico ed inimitabile", come avrebbe spiegato il suo ufficio. Un modo poco convenzionale di scrivere biografie storiche, che normalmente richiedono che l’autore faccia ricerche estensive sul proprio soggetto. Ma Boris, si sa, non è come tutti gli altri. Già dai tempi di quando era giornalista, il premier era noto per i suoi ritardi e il suo stile fantasioso.

Fu licenziato dal Times per essersi inventato un’intervista, poi passò al Telegraph e infine allo Spectator, sempre con la stessa verve (e le stesse inesattezze). Per la sua biografia su Churchill (The Churchill Factor, 2014) è emerso che Johnson avrebbe usato lo stesso sistema, affidandosi all’eccellenza dello storico Warren Dockter, che avrebbe "guidato Boris attraverso gli scritti e le vicende della vita di Churchill". Johnson poi scriveva i capitoli e li mandava al professore, generalmente intorno alle 5 di mattina, per correzioni e comenti. L’intera bibliografia del volume sarebbe stata messa insieme dallo storico, ma Boris lo menziona appena in fondo ai ringraziamenti, descrivendolo come un semplice "assistente ricercatore".

Ora il libro su Shakespeare è previsto per il 2022 e Boris deve trovare qualcuno che glielo scriva. Una serie di esperti di Shakespeare ieri gli hanno dato qualche consiglio. Il più gentile ha commentato: "Johnson ha tutto il diritto di scrivere un libro su Shakespeare ma se dovesse essere compilato da un ghost writer, allora questa persona dovrebbe essere debitamente riconosciuta".

Un altro è stato più duro: "Nessuno ha bisogno di una nuova biografia di serie B, basata su ricerche di seconda mano. Forse Boris dovrebbe concentrarsi su quello che Shakespeare gli ha insegnato, soprattutto su temi come sesso, ambizione e tradimento. Di quello dovrebbe avere fiumi da scrivere".

Deborah Bonetti