Viviana

Ponchia

Nel 1924 Vogue decretava che il pigiama è parte essenziale del guardaroba di una donna intelligente. Conferma e rilancia oggi il Wall Street Journal, che santifica l’indumento e lo legittima anche di giorno, anche fuori casa. Uscire in vestaglia e negligè di seta può essere conseguenza del lockdown: distrazione, provocazione o sfinimento. Ma vale la pena mortificare sulla strada un capo pensato per la notte, la carezza del lenzuolo, il sogno? Non era su questo che Vogue misurava il QI femminile bensì sull’astuzia di non trascurare mai come ci presentiamo sotto le coperte. Per rispetto di chi condivide il viaggio e prima ancora di noi stesse. Per decenni forse siamo diventate tutte un po’ stupide puntando su una malintesa idea di comodità. Perché un informe completo di felpa color pisello con un gatto sul davanti dovrebbe essere più comodo di un coordinato in raso non si sa, ma ci siamo cascate. Dicevamo di avere freddo, neanche dormissimo in trincea. O di non avere il coraggio di buttare il mesto set di t-shirt Xl, tanto non mi vede nessuno. E qui sta il punto. Quello con la notte è un appuntamento sacro e il buio, che ci vede benissimo, non perdona. Magari nudi ma non sciatti. Chi si lamenta di non dormire faccia un esame di coscienza, verifichi gli elementi del rituale e che porzione di pelle è pronto a sacrificare. Magari solo due gocce di profumo no (a parole tutte brave). Ma nemmeno la palandrana in puro acrilico che fa le scintille.