di Luca Balzarotti Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria (la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata che rappresenta circa 45mila imprese con 600mila dipendenti e un fatturato aggregato di quasi 85 miliardi di euro) a ottobre la produzione industriale si è fermata (-0,6% secondo l’Istat). A cosa è dovuto lo stop? "Senza materie prime molte linee produttive sono rimaste ferme: l’automotive non consegna macchine perché non ha microchip. Mancano cartone, fili d’acciaio. I tempi per l’approvvigionamento si sono dilatati. La Germania consegna poliammide a...

di Luca Balzarotti

Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria (la Confederazione dell’industria manifatturiera italiana e dell’impresa privata che rappresenta circa 45mila imprese con 600mila dipendenti e un fatturato aggregato di quasi 85 miliardi di euro) a ottobre la produzione industriale si è fermata (-0,6% secondo l’Istat). A cosa è dovuto lo stop?

"Senza materie prime molte linee produttive sono rimaste ferme: l’automotive non consegna macchine perché non ha microchip. Mancano cartone, fili d’acciaio. I tempi per l’approvvigionamento si sono dilatati. La Germania consegna poliammide a sette mesi. Noi stessi l’alluminio a ottobre. Presumo che nei primi sei mesi dell’anno non si riuscirà a evadere gli ordini per la mancanza di materie prime".

A questo si aggiungerà l’aumento del costo dell’energia.

"L’aumento? Questi non sono aumenti, sono bombe. L’energia è già salita del 200%, il gas del 600% per quanto riguarda le imprese. Se lo scenario dovesse restare questo, il mio gruppo (13 aziende leader nel settore dell’alluminio, ndr) pagherebbe una bolletta più cara di 7 milioni".

Dove trova questi soldi un imprenditore?

"O chiude o sui mercati. Il mio acciaio costerà 0,25 centesimi in più al chilo. Sul mercato italiano i prezzi aumenteranno e assisteremo a una grossa inflazione. Il risultato sarà che qualcuno ordinerà in Polonia o in Romania dove il costo dell’energia è inferiore: se lo Stato non prende atto di tutto questo e non interviene la bomba esploderà".

Come potrebbe disinnescarla?

"Con un prezzo amministrato, un prezzo politico dell’energia. Lo Stato deve mettere sulla bilancia il costo di un prezzo amministrato e gli effetti dell’inflazione: se sale l’inflazione crescono il costo del denaro e gli interessi passivi sul debito".

Più che un appello suona come un ultimatum.

"Il Titanic affonda e la politica discute del colore delle barriere per spostare l’attenzione su altri temi. Le imprese sono stanche e chiedono riforme strutturali che per anni non sono state fatte: bisogna agire".

Perché tanti ritardi ad esempio negli investimenti nelle energie rinnovabili? Potrebbero aiutare a ridurre i costi di produzione per l’industria?

"Bastano alcuni esempi. Invochiamo l’eolico e poi ci lamentiamo che le pale sono brutte. Siamo in balia di scelte politiche non giuste. Abbiamo il gas nell’Adriatico, lo prende la Croazia e noi no per la legge del 2018 sullo stop alle trivelle".

Alcune imprese hanno minacciato nelle scorse settimane lo stop della produzione perché sarebbero andate in perdita con gli aumenti energetici.

"Qualche acciaieria e fonderia l’ha già attuato. Qualcuno allungherà la chiusura del periodo natalizio fino a metà gennaio: si parla di costi che crescono di milioni di euro per le bollette".

In questo clima stiamo assistendo anche a un’esplosione degli scioperi, tanto che il Garante è intervenuto per censurare le astensioni al lavoro in alcuni settori.

"Bisogna tornare a un buon utilizzo del diritto dello sciopero, altrimenti si reca un danno economico ai lavoratori".