Professore, ha senso ancora prorogare lo stato d’emergenza dopo il 31 luglio? "Il messaggio può ingenerare agitazione, ma dipende molto da cosa si può fare o cosa non si può fare: se ogni provvedimento deve avere un iter più lungo, forse ha senso prolungare lo stato d’emergenza almeno fino a fine anno, quando ancora dovrà esserci flessibilità nella gestione della pandemia – spiega Massimo Clementi, professore ordinario di Microbiologia e virologia...

Professore, ha senso ancora prorogare lo stato d’emergenza dopo il 31 luglio?

"Il messaggio può ingenerare agitazione, ma dipende molto da cosa si può fare o cosa non si può fare: se ogni provvedimento deve avere un iter più lungo, forse ha senso prolungare lo stato d’emergenza almeno fino a fine anno, quando ancora dovrà esserci flessibilità nella gestione della pandemia – spiega Massimo Clementi, professore ordinario di Microbiologia e virologia all’università ‘Vita-Salute’ San Raffaele di Milano –. Lo stato d’emergenza aiuta, anche se non mi piace".

È la ‘dittatura’ dei Dpcm che non le piace?

"Certo, perché spesso si tratta di decisioni che non vengono comprese del tutto. O, ancora peggio, vengono spiegate male: la comunicazione sui vaccini è un esempio lampante".

Siamo ancora – come recita la legge 225 del 1992 sullo stato d’emergenza – "davanti a un evento che, per intensità ed estensione deve essere fronteggiato con mezzi e poteri straordinari"?

"Sotto sotto il virus circola, quindi ancora non c’è certezza che quella dicitura possa non essere vera".

C’è il rischio, con la campagna di vaccinazione che prosegue a buon ritmo, di rivivere la pressione drammatica delle strutture sanitarie in autunno?

"No, il pericolo non c’è più, ma dobbiamo continuare a vaccinare. Un aspetto decisivo è che si immunizzino i giovani: loro non si ammalano gravemente, ma fungono da amplificatore ambientale, andando a scuola, al lavoro, usando i mezzi di trasporto pubblici, frequentando i coetanei. Così, anche un’infezione banale per un under 20, se viene sottovalutata, può trasformarsi in un contagio grave di un adulto. Ma anche qui abbiamo commesso errori".

Quali?

"I giovani avevano iniziato a vaccinarsi con piacere, di corsa. Solo che per loro abbiamo riservato AstraZeneca, mentre bisognava dare Pfizer e Moderna".

Il sistema delle zone a colori ha ancora senso e, soprattutto, è efficace contro il virus?

"Le zone hanno rappresentano un modo per farci rendere conto di quanto l’epidemia era grave o meno grave in determinati periodi, ma spero non servano più".

Quando saremo fuori completamente dall’incubo?

"Stiamo andando verso una circolazione ridotta del coronavirus, procediamo verso una convivenza. Se in autunno avremo la maggior parte degli italiani vaccinati, ne saremo fuori".

Alessandro Belardetti