Un'immagine di archivio dell'autostrada del Brennero (Ansa)
Un'immagine di archivio dell'autostrada del Brennero (Ansa)

La porta d’Europa compie sessant’anni. Il 20 febbraio 1959 alla Camera di Commercio di Trento venne fondata Autostrada del Brennero spa, ma l’apertura della prima tratta Bolzano-Trento arrivò il 21 dicembre 1968. L’arteria fu completata l’11 aprile 1974. I lavori, però, non sono mai finiti: negli ultimi 10 anni la società ha investito 400 milioni sull’infrastruttura per le sole manutenzioni su una delle arterie più trafficate d’Italia (vi sono passati 73 milioni di veicoli solo nel 2018). Oggi si continua a guardare al futuro, fatto di sfide come la guida autonoma e il carsharing. Ma anche di intermodalità: "A sessant’anni di età di onorato servizio, questa infrastruttura si avvicina ai suoi limiti massimi", spiega il presidente dell’Alto Adige, Arno Kompatscher, ricordando il progetto del Tunnel di base che renderà possibile lo spostamento del traffico da gomma a rotaia.

di ROBERTO GIARDINA

Le strade d’Europa tra montagne e fiumi sono sempre le stesse, da Giulio Cesare al XXI secolo. Dal Brennero scese in Italia in diligenza Mozart ragazzino prodigio accompagnato dal padre. Dal Brennero passò Goethe in fuga dalla suaWeimar verso il Mediterraneo dove tutto iniziò, la nostra Europa, la poesia, la filosofia. Oggi in senso inverso, cercano di varcare il passo tra le Alpi i fuggiaschi dall’Africa e dall’Asia, dalle coste della Libia, da Lampedusa, verso il cuore del Continente, Berlino, o ancora più a nord, al di là del Baltico. Da un paradiso all’altro, verso il sole, o verso il gelo, sempre illusorio.

Il Brennero compie 60 anni, o meglio l’Autostrada, ma diciamo che fu concepito nel 1959, e la gestazione fu lunga, fin quando questa arteria vitale venne completata negli Anni Settanta. Una delle autostrade di montagna più alte al mondo, oltre i 1300 metri. Non so quanto volte ci sono passato, in un senso o nell’altro, da quando ho comiciato a fare il pendolare tra la Germania e Roma. Ma al Brennero mi fermavano alla dogana, e oltre, verso Modena dovetti attendere anni prima che l’Autobahn venisse completata, fino a Modena, alla pianura. Alle grandi vacanze, per i tedeschi diretti al Teutonengrill, come con autoironia chiamano le nostre spiagge, da Lignano, a Rimini e Riccione, appena giunti al Brennero per loro splende il sole, idealmente, anche nella nebbia, sotto la pioggia.

La pietra miliare tra Austria e Italia fu posta nell’ottobre del 1921, a tre anni dalla fine della Grande Guerra. Le divisioni guidate da Rommel spezzarono la nostra linea a Caporetto, e davanti a loro si spalancò la pianura senza difese. Ma li fermammo sul Piave. Non passa lo straniero. Ma dovremmo chiederci ancora come fu possibile quel miracolo.

Il passato andrebbe ricordato, da noi e da loro, solo come monito, non con orgoglio o con desiderio di vendetta. Su quelle montagne in cui ci battemmo metro per metro, ora corriamo in pochi minuti, senza avere il tempo di gettare uno sguardo intorno. Quanti secondi dedichiamo al Forte di Fortezza, ultimo baluardo, o primo, dipende, tra noi e loro? In tedesco è il Franzenfest, e nel medioevo era il Francisci Oppidum, il forte di Francesco. Non è mai servito a nulla. Lo ricostruì a metà dell’Ottocento l’architetto Fran von Scholl. Nel  2015, per il centenario della prima guerra, ho assistito a Trento a una perfomance, come si dice, un evento. L’artista Hannes Egger andò a prendere una tonnellata di terra a Przemsyl, cittadina in Galizia, dove von Scholl costruì un’altra immensa fortezza, contro i Russi. Allora nell’Impero Austro Ungarico, oggi in Ucraina, difficile da raggiungere. Hannes allora prese la sua terra in Polonia, la portò con un camion a Fortezza e seminò delle patate polacche in terra emigrata in Italia lungo la strada del Brennero.

La guerra per noi come sempre cominciò in ritardo. Dieci mesi prima, già i trentini, che parlano italiano, ma erano austriaci, andarono a combattere a morire a Prezsemyl, caddero in ventimila, in migliaia furono presi prigionieri, trasportati a Vladivosock sul Pacifico, e tornarono dieci anni dopo a Brindisi, in un’Italia diventata fascista, che li mise in carcere, come sospetti comunisti. Una storia della nostra Europa, dimenticata.

Per ricordare quella guerra, Hannes preparò una Kartofellsuppe, una zuppa di patate europea, coltivate in un forte, gustata insieme da italiani, austriaci, tedeschi, nemici di ieri, amici di oggi. A volte ci ritroviamo insieme in un’immane coda, loro dicono Stau, prima del passo, o dopo, sul Ponte d’Europa, in Austria sulla strada di Goethe e di Mozart, e di noi europei, camionisti, o vacanzieri. Pensiamo al sole, o alle ferie, dovremmo invece essere felici per vivere in un’Europa che non ci piace ma in cui viviamo in pace, grazie anche al Brennero.