Antonio Megalizzi (foto da Facebook)
Antonio Megalizzi (foto da Facebook)

Roma, 15 dicembre 2018 - A comunicare che Antonio Megalizzi non ce l’aveva fatta è stato il primario Pascal Bilbaut. Ha scosso la testa e mamma Anna Maria ha capito, suo figlio Antonio, 29 anni, reporter radiofonico, studente alla seconda laurea, scrittore, soprattutto appassionato d’Europa, era morto in quella Strasburgo dove era andato per raccontare per Europhonica – emittente di un pool di radio universitarie – i lavori della sessione del Parlamento europeo.

"Me lo hanno portato via", ha detto mamma AnnaMaria, straziata assieme al marito Domenico e la figlia Federica come la fidanzata di Antonio, Luana Moresco. Hanno sperato e sperato in un miracolo, ora i suoi cari sono straziati da un dolore troppo grande. Antonio ha lottato da martedì sera con quel proiettile sparatogli da Cheriff Chekatt, che lo aveva colpito alla nuca e si era fermato a un millimetro dalla spina dorsale. "Pronostique vital engagé" avevano detto i sanitari, prognosi riservatissima, inoperabile. È stato tre giorni stabile, ma poi ha ceduto. È passato dal coma farmacologico alla morte. Antonio è la quarta vittima della strage del mercatino di Natale di Strasburgo, la quinta se si considera che un paziente è in morte cerebrale ed è tenuto in vita solo dalle macchine.

"La situazione – osserva il professor Diego Garbossa, primario di neurochirurgia delle Molinette di Torino, al quale la famiglia si era rivolta per un consulto – era gravissima e va detto che i sanitari francesi hanno fatto un lavoro eccellente. Il paziente aveva un ferita d’arma da fuoco alla scatola cranica, il problema non è togliere la pallottola, ma vedere se il cervello sopporta questa fase, che è molto critica. Noi siamo pronti ad accoglierlo non appena possibile". Era pronto anche un volo sanitario, con l’ok del ministro della Salute. Ma Antonio non ce l’ha fatta. Il premier Giuseppe Conte, che ha telefonato al padre di Antonio si è detto commosso, invitando tutti a "unirsi nel dolore". Mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella ha parlato di "tragedia inaccettabile" e di un giovane "vittima dell’odio criminale e del fanatismo". Hanno espresso condoglianze a nome della Lega e di M5S Salvini e Di Maio, e poi il Pd, Forza Italia, Fdi. E naturalmente +Europa, il partito che gli era più vicino: "Antonio cade vivendo per ciò che amava. Il suo volto è diventato in questi giorni tragici la bandiera dell’Europa più bella. Ciao Antonio. Grazie per essere stato uno dei nostri".

Il reporter con lo zaino, lo avevano ribattezzato, e l’Ordine dei giornalisti adesso consegnerà alla famiglia quel tesserino da giornalista che non aveva potuto ancora avere, nonostante la collaborazione con Europhonica, quelle a Radio 80 forever young di Rovereto e a Sambaradio di Trento, un programma alla Rai di Trento. "Ho mille progetti, mille idee", diceva agli amici. Lo ha fermato un proiettile sparato alla testa da un terrorista che aveva quasi la sua età. Era andato a vedere i mercatini di Natale assime alle amiche e colleghe Clara Rita Stevanato e Caterina Moser, è finito nel posto sbagliato al momento sbagliato, lui con un proiettile in testa, un giovane collega polacco ferito di striscio, le due ragazze indenni: la roulette dell’orrore ha scelto lui. "Se potessi fermare il tempo lo farei per te amico mio – comincia così la lettera dedicata ad Antonio Megalizzi dai suoi compagni e affissa davanti alla porta di casa sua a Trento – per te sposteremmo le montagne". Non è bastato.