Il primo ministro britannico, Boris Johnson, 56 anni, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, 62 anni
Il primo ministro britannico, Boris Johnson, 56 anni, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, 62 anni

Raffale

Marmo

Il mondo anglosassone (Gran Bretagna e Stati Uniti) sta ottenendo significativi risultati nella campagna di vaccinazione di massa contro il virus del secolo. L’Europa continentale, invece, arranca nell’affannosa ricerca di una via (divieto di export, produzione in proprio) per reperire quante più dosi di siero possibili.

A tentare di spiegare la differenza di performance si invocano le non univoche capacità e scelte (ed errori o successi) dei leader nazionali. E sicuramente c’è fondamento in questa valutazione.

Ma, se guardiamo oltre gli uomini, ci si accorge come vi sia dietro i target raggiunti "anche" una rilevante differenza culturale e di mentalità profonda. Da un lato, nell’Unione europea è prevalso, nella trattative con Big Pharma e nella gestione degli approvvigionamenti, un approccio formalista, burocratico, in senso lato statalista, fondato sulla supremazia dei contratti, dei vincoli, delle procedure rispetto alle regole del mercato. Dall’altro, nel mondo anglosassone, ha fatto premio, nei negoziati e nelle fasi operative successive, un atteggiamento sostanzialista, flessibile, finalizzato all’obiettivo, adattivo rispetto al mercato e alle leggi della domanda e dell’offerta.

Insomma, da una parte la burocrazia legalitaria e vincolista di Bruxelles, dall’altra il common law e lo spirito della frontiera del West, più veloci e efficienti in stagioni di emergenza e di guerra.