Beppe Sala, 63 anni, è stato riconfermato al primo turno: «Ho preso 40-50mila voti in più rispetto al 2016»
Beppe Sala, 63 anni, è stato riconfermato al primo turno: «Ho preso 40-50mila voti in più rispetto al 2016»
di Massimiliano Mingoia Partita chiusa al primo turno, come da previsioni della vigilia. Il sindaco Giuseppe Sala, frontman del centrosinistra, riconquista Palazzo Marino con il 57,6% (1.060 sezioni scrutinate su 1.248) e stacca di 25 punti il candidato sindaco del centrodestra Luca Bernardo, che si ferma al 32,1%, risultato deludente rispetto alle iniziali aspettative. Va male anche Layla Pavone del M5S (2,7%), preceduta persino dal no green pass Gianluigi Paragone, leader di Italexit, terzo con il 3%. Gli altri nove aspiranti primi cittadini in corsa hanno raccolto percentuali residuali: nessuno di loro entrerà in Consiglio comunale. Sala, 63 anni, un passato da manager, già commissario per l’Expo 2015, esulta a metà pomeriggio nel suo comitato elettorale in zona Isola: "Il centrosinistra non aveva mai vinto al primo turno a Milano. È un fatto quasi storico". Sala, insomma, meglio di Pisapia, da questo punto di vista. Il numero uno di Palazzo Marino, intanto, aggiunge: "La...

di Massimiliano Mingoia

Partita chiusa al primo turno, come da previsioni della vigilia. Il sindaco Giuseppe Sala, frontman del centrosinistra, riconquista Palazzo Marino con il 57,6% (1.060 sezioni scrutinate su 1.248) e stacca di 25 punti il candidato sindaco del centrodestra Luca Bernardo, che si ferma al 32,1%, risultato deludente rispetto alle iniziali aspettative. Va male anche Layla Pavone del M5S (2,7%), preceduta persino dal no green pass Gianluigi Paragone, leader di Italexit, terzo con il 3%. Gli altri nove aspiranti primi cittadini in corsa hanno raccolto percentuali residuali: nessuno di loro entrerà in Consiglio comunale.

Sala, 63 anni, un passato da manager, già commissario per l’Expo 2015, esulta a metà pomeriggio nel suo comitato elettorale in zona Isola: "Il centrosinistra non aveva mai vinto al primo turno a Milano. È un fatto quasi storico". Sala, insomma, meglio di Pisapia, da questo punto di vista. Il numero uno di Palazzo Marino, intanto, aggiunge: "La corsa a scaricare i candidati è qualcosa di poco milanese, è stato Salvini ad affossare il centrodestra. I prossimi saranno i cinque anni più difficili della storia più recente di Milano. Dobbiamo uscire dalla pandemia, mettere a terra i fondi del Pnrr e prepararci alle Olimpiadi. La mia promessa: sarò il sindaco di tutti e troverò le formule per far partecipare tutti alla politica della città. Questo è il vero segreto per uscire bene dal momento difficile e sfruttare questa occasione".

Il riferimento del primo cittadino alla partecipazione non è casuale. Il risultato milanese è stato fortemente condizionato dal dato sull’affluenza alle urne, sotto il 50% per la prima volta nella storia elettorale del capoluogo lombardo. La percentuale di votanti, dopo la due giorni di seggi aperti, si è fermata al 47,69%. I motivi di questa disaffezione per le urne andranno indagati in maniera approfondita: effetto Covid? Conseguenza degli scandali che hanno colpito Lega e Fratelli d’Italia alla vigilia del voto? Lo sconfitto, Bernardo, sottolinea il dato sull’affluenza: "Il vero vincitore quest’oggi è uno solo: l’astensionismo". E sul risultato finale aggiunge: "Mi vedete con il sorriso perché sono un uomo del pubblico che si è prestato alla corsa elettorale. Si poteva fare, l’avremmo potuto fare, ma dovevamo avere più tempo".

Nel caso milanese, l’impressione, che andrà confermata con un’analisi attenta dei flussi elettorali, è che molti elettori di centrodestra, ma anche qualcuno di centrosinistra, non si siano recati ai seggi dando il risultato finale per scontato: Sala era dato come favoritissimo dai sondaggi della vigilia. E Bernardo non è riuscito ad accendere i riflettori sulla campagna elettorale meneghina ed è incappato in qualche incidente di percorso: dalla polemica sul suo porto d’armi al messaggio vocale svelato in cui il pediatra prestato alla politica richiamava i vertici del centrodestra a versare fondi per la campagna elettorale. Le gaffe di Bernardo hanno fatto perdere credibilità alla sua candidatura, tanto che Sala, a pochi giorni dal voto, ha invitato esplicitamente gli elettori di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi con l’Italia – il fronte di centrodestra – a esercitare il voto disgiunto e votare lui e non Bernardo. In molti gli hanno dato retta, anche nell’elettorato pentastellato.

Il Partito democratico, intanto, si conferma il primo partito della città con il 34% (1.060 sezioni su 1.248). Al secondo e al terzo posto si piazzano la Lega (10,8%) e Fd’I (9,9%). A Milano, dunque, Matteo Salvini vince la sfida con la Meloni, che aveva puntato su un capolista notissimo, il giornalista Vittorio Feltri, e aveva riempito Piazza Duomo una settimana prima del voto. Ad azzoppare la corsa dei fratelli d’Italia, però, potrebbe aver contribuito la videoinchiesta di Fanpage, in onda su La7, sui presunti finanziamenti in nero ipotizzati dall’europarlamentare di FdI Carlo Fidanza e dal Barone Nero della destra milanese Roberto Jonghi Lavarini a favore della candidata di Fd’I alle Comunali Chiara Valcepina. Tant’è. Sempre sul fronte liste, la lista civica Beppe Sala Sindaco raggiunge il 9,2% e precede Forza Italia, ferma al 7,1%, per la prima volta nella sua storia quasi ventennale sotto la doppia cifra a Milano, la città di Silvio Berlusconi.

Il trionfo di Sala non potrà non far ad aprire una riflessione nel centrodestra, che ci ha messo mesi per scegliere il proprio candidato sindaco, incassando più di un no – il più doloroso è stato quello dell’ex sindaco Gabriele Albertini – e arrivando con il fiatone alla corsa per Palazzo Marino. La coalizione moderata ora a trazione sovranista non aveva mai incassato un risultato così negativo nel capoluogo lombardo da quando, nel 1993, è stata introdotta la legge sull’elezione diretta dei sindaci. Dopo la vittoria di Pisapia nel 2011 contro Letizia Moratti e dello stesso Sala nel 2016 contro Stefano Parisi, il centrosinistra si avvia verso i 15 anni di governo della città.