L’ITALIA che funziona ha la faccia stanca e tesa del procuratore di Pavia, Gustavo Cioppa, che in poche ore e senza mai abbandonare neppure per un minuto il campo, ha imboccato con i carabinieri la pista giusta per risolvere l’angosciosa strage di Motta Visconti; l’Italia che funziona ha la voce incrinata dalla commozione del pm Letizia Ruggeri, che ieri dopo 3 anni e mezzo di indagini e migliaia di dna esaminati, in un’inchiesta piena di sbagli (come l’arresto del nordafricano Fikri), di trappole e di rivalità, accompagnata poi (bisogna dirlo, purtroppo) da un’omertà ambientale degna di altri luoghi, ha potuto annunciare ai genitori di Yara Gambirasio che finalmente Ignoto 1, probabile assassino della loro figlia, ha un volto e un nome. Lo avevamo scritto mesi fa su questo giornale che la donna era determinata e ce l’avrebbe fatta, prima o poi, a portare allo scoperto l’uomo che ha lasciato morire in un campo, al freddo, una bambina di 13 anni, segno che alla fine l’impegno paga e nella vita ti premia anche quando pensi che tutte le strade ti portino solo in un vicolo cieco e che non ci sia più niente da percorrere.

ANCHE SE è brutto che questa evidenza ce la dia una provetta e non il rimorso che induce a confessare senza far passare anni, la pista era quella giusta e se le tessere del puzzle andranno tutte a posto, si renderà giustizia alla piccola innocente Yara e alla sua famiglia. E questo solo è importante, dopotutto.
Ma poi, diciamolo, visto che questa è una giornata speciale per le persone perbene e che probabilmente difficilmente ce ne capiterà ancora una simile, è da sottolineare il ritrovarsi per un giorno tutti uniti, le istituzioni con la gente, nell’esprimere soddisfazione per una macchina dello Stato che ogni tanto ci dimostra di saper funzionare a dovere. Forse di questo abbiamo bisogno, di un po’ di giustizia (in ritardo o meno non importa) che ci scrolli di dosso il falso senso di impunità e la perdita collettiva di coscienza e di senso della realtà che è stata la cifra di questi ultimi anni e che ha contribuito non poco ai disastri odierni, anche, purtroppo, alla tragedia di Motta Visconti, anche alla morte di Yara.

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