Papa Francesco ha annunciato per il mese di maggio una maratona del rosario per chiedere la fine della pandemia
Papa Francesco ha annunciato per il mese di maggio una maratona del rosario per chiedere la fine della pandemia

Giovanni

Panettiere

Una maratona del rosario per chiedere a Dio la fine della pandemia. L’ha lanciata papa Francesco per il prossimo mese di maggio, arruolando trenta santuari sparsi per il mondo. Saranno questi templi della devozione a guidare la preghiera mariana – sorta nel XIII secolo e assunta ad elemento distintivo dei circoli cattolici più ortodossi –, la stessa che verrà poi trasmessa in diretta sui canali della Santa Sede alle 18 di ogni sera. L’iniziativa s’inserisce a pieno titolo nel cammino dottrinale della Chiesa cattolica. Da secoli il popolo di Dio eleva le sue preghiere al Cielo per invocare la fine di guerre, catastrofi o malattie. La pietà popolare, a cui il Papa resta sinceramente ancorato sulla scorta della testimonianza dell’amata nonna, spinge milioni di fedeli a domandare al Signore di allontanare (il prima possibile) l’amaro calice. Lo fece anche l’ebreo fra gli ebrei, Gesù, nel Getsemani. La spiritualità contemporanea, tuttavia, volge in un’altra direzione e così dal fronte progressista sono piovute critiche alla maratona. "Pregare per chiedere qualcosa in cambio, mercanteggiare col Dio onnipotente è qualcosa di spiazzante", denuncia il noto teologo Vito Mancuso. La presa di coscienza, che sta maturando anche tra i cristiani, scarta l’immagine del Dio tappabuchi. Predica un’onnipotenza data dalla sua misteriosa e costante presenza vicino all’uomo, anche nel dolore, piuttosto che nel suo poter cambiare il corso degli eventi. Magari con un rosario.