Siamo una nazione che ha fatto del cibo la sua bandiera e la sua ossessione. È tutto uno sbattere, frullare, mantecare. Non facciamo altro che pensare alla cucina: brigate di chef ad honorem, puristi della carbonara senza panna. Siamo la nazione che si è sentita ferita nell’orgoglio quando il pranzo portato da casa è stato bandito. Meglio la mensa. Più sana, più igienica. La guerra al panino ha offeso le madri, sospettate di spacciare batteri dalla salmonella in giù. E le ha costrette all’assurda competizione con la cucina su larga scala, che mina uno dei pilastri dell’accudimento.

E poi un giorno un ministro dell’impero dei fornelli, madre e quindi inibita nella produzione di torte di mele, ammette quello che i malpensanti sospettano da sempre: in molte di quelle mense dove non può entrare una sottiletta portata da casa succedono cose spaventose. Via vai di topi e parassiti, escrementi, muffe, alimenti di dubbia origine o mal conservati. Proprio il genere di leggende che il più spiritoso della classe ci teneva a divulgare portando come prova i piselli pallidi e molli, il pollo accasciato su una foglia avvizzita, il purè dentro cui annegava un bastoncino di pesce. La tristezza delle mense è un archetipo su cui i controlli dei Nas hanno qualcosa da aggiungere solo dal punto di vista giudiziario. Ci siamo già arresi alla pasta al sugo troppo dura e a quella in bianco condita con l’acqua. Abbiamo provato il senso di avvilimento di quegli odori densi e misteriosi che si attaccavano ai capelli tanto che appena fuori chiunque lo indovinava: sei stato in mensa. Dalle cucine abbiamo visto uscire sarcofaghi d’acciaio con dentro zucchine morte e scaloppine senza anima. Negli anni poco è cambiato, forse persino i topi vagabondi ci sono sempre stati. Ma un bravo carabiniere deve fare qualcosa di più che andare a caccia di blatte e cuochi sciagurati. Deve tornare bambino, sedersi con i bambini e riferire ai suoi superiori come si sente dopo un pasto così al di là della presenza dei roditori. Spento, demotivato, infelice? La malinconia del cibo strapazzato si insinua nei piatti peggio di un veleno, è una desolazione che fa crescere storti. Ridateci il panino che ci facciamo male da soli.