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Commento

Il testamento di Mattarella

pierfrancesco de robertis

Il presidente Mattarella conclude il suo settennato con un discorso appassionato, tutto giocato sul filo dell’emozione e dei ricordi, che traccia un bilancio del proprio servizio al Quirinale e appare come un testamento, un lascito al proprio successore. Tutti attendevano da Mattarella parole chiare circa la sua disponibilità a un secondo mandato. Ebbene, Mattarella da’ la questione così per scontata, risolta circa un suo no, che quasi non la affronta. Si limita a una battuta iniziale e al saluto conclusivo, ma concentrandosi sul bilancio del settennato mostra di considerare l’ipotesi del bis archiviata. Alle sue spalle.

Il presidente si concentra quindi sul suo testamento politico, che legge attraverso due parole: costituzione e coesione. La Costituzione è stato il faro del Pese nei momenti più complicati e il suo farò nel proprio ruolo di presidente; e la coesione del Paese, anche questa una risorsa fondamentale per l’Italia in anni di grandi trasformazioni e di difficoltà. Il terrorismo, le calamità naturali e in ultimo il Covid. Tutto è stato superato grazie alla coesione e allo sforzo di tutti. È con questo messaggio quindi che Sergio Mattarella si appresta a lasciare il Quirinale, convinto di aver fatto il massimo per rispettare gli impegni che la Costituzione affida al presidente della repubblica e che lui stesso si era preciso al momento del discorso al parlamento. Una convinzione che ci sentiamo di dire pienamente giustificata, e che consegna il settennato di Mattarella come uno dei più alti  e più limpidi tra i dodici visto finora nella storia della repubblica. 
 

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