È presto per tracciare bilanci, ma non c’è dubbio che, dopo questo primo round di negoziati, gli unici legittimati a sorridere in Italia sono i protagonisti della trattativa che, per comodità, vengono raccolti sotto l’etichetta di "partito del Presidente". E cioè: Giuseppe Conte, Giovanni Tria e certamente Enzo Moavero Milanesi, i quali in questi mesi si sono mossi in grande sintonia con il capo dello Stato. Volendo fare un passo in più e indicare un vincitore della partita, è chiaro a tutti che Mattarella ne esca particolarmente bene. In fondo, la ripresa del dialogo con Bruxelles era il suo obiettivo principale, non per fare gli interessi delle altre capitali europee, ma piuttosto quelli degli italiani: ha sempre sostenuto che litigare con l’Unione, non godendo oltre tutto il paese di ottima salute – come evidenziato da molti indicatori, a partire dallo spread – avrebbe comportato una serie di conseguenze assai più negative dei vantaggi che avremmo ottenuto aumentando il deficit di qualche decimale.

Il peso della procedura d’infrazione, l’impossibilità di mettere al sicuro le nostre banche, le difficoltà per i risparmiatori sono tutti temi che Mattarella nei colloqui privati e nelle esternazioni pubbliche ha battuto in maniera insistente. La sua diplomazia della ‘moral suasion’ ha evitato asprezze e minacce persino nei passaggi più delicati, in cui il governo giallo-verde sembrava poco disposto ad ascoltarlo. L’uomo del Colle ha avuto la pazienza e l’intelligenza di capire che, per poter incidere sui suoi interlocutori, doveva conquistarne prima la fiducia. In un certo senso, si è mosso come il migliore amico dell’esecutivo, senza farsi prendere la mano dalla tentazione di mosse napoleoniche, come pure qualcuno auspicava. E la scelta di restare fedele al suo stile avvolgente ha pagato. 

Naturalmente, anche il capo dello Stato ne ricava un vantaggio: se si riuscirà ad arrivare alla fine del negoziato, e dunque la manovra del popolo avrà la benedizione dell’Europa, Mattarella eviterà il tormento di dover mettere la firma sotto una legge di bilancio bocciata da Bruxelles e con potenziali tratti di incostituzionalità. Con questi chiari di luna, non è poco.