Aggredire il mostro preistorico (in tutti i sensi) a mille teste della burocrazia italiana è, come Qn ha da anni documentato, il presupposto di ogni tentativo di rilancio economico e sociale del Paese. Lo è infintamente e drammaticamente di più per un Paese ripiegato e accartocciato su se stesso come è l’Italia nei mesi della stentata uscita da una terribile pandemia.
Arriva fin troppo tardi, dunque, il decreto «semplificazioni» annunciato dal governo. Ma meglio tardi che mai. A condizione, però, che il premier Conte e i leader della maggioranza abbiano il coraggio di respingere al mittente i tentativi di svuotamento in corso da parte del solito ambientalismo parolaio e del grillismo giustizialista d’antan.

Ai signori del cavillo e del sospetto, ai guru green da salotto, ai presuntuosi formalisti in salsa legalitaria, insomma a tutti coloro che anche in presenza di un’economia devastata nei suoi fondamentali continuano a fare i puristi delle norme e delle procedure, dei codici degli appalti da mille pagine e duecento regolamenti, consigliamo innanzitutto la lettura di un paio di manuali del perfetto burocrate italiano. "È nato prima l’uomo o la carta bollata? Storie incredibili (ma vere) di una Repubblica fondata sulla burocrazia" di Alfonso Celotto, e "Io sono il potere. Confessioni di un Capo di gabinetto" di un anonimo grand commis di decine di governi.

Dunque, forse ci siamo. Forse nei prossimi giorni, se il pacchetto di tagli&sforbiciate delle unghie del Leviatano andrà in porto, saremo davvero all’anno zero del ritorno a una prima forma di civile semplicità. Gli appalti potranno essere assegnati senza annose perdite di tempo, i cantieri potranno essere aperti senza dovere attendere il parere dell’ultimo funzionario pubblico, i sindaci e i dirigenti pubblici non dovranno più temere di essere indagati per quel reato fumoso e arbitrario dell’abuso d’ufficio. Chi di dovere dovrà firmare senza esitazione autorizzazioni e permessi, pena l’intervento della Corte dei Conti per metterlo in mora per danno erariale. Cittadini e imprese, a loro volta, non dovranno presentare documenti cartacei a valanga a una Pubblica amministrazione che già li possiede. Insomma, potremo aspirare anche noi a quel che si dice un Paese normale. Speriamo.