Il lettore si aspetta che gli si faccia un po’ di luce nella selva oscurissima della politica italiana. Ma anche Virgilio stavolta si muove su un terreno mai esplorato della storia repubblicana. E poco gli è di conforto il fatto che pure i Virgilio che vivono nel Palazzo – e che dovrebbero saperne molto di più – sono semiciechi come lui. Limitiamoci perciò ad analizzare le diverse ipotesi, sapendo che questo articolo è scritto con l’inchiostro simpatico e può perciò scomparire in qualunque momento.

1. L’ipotesi più fresca, pur se acrobatica, è che Lega e 5 Stelle tornino insieme con Di Maio premier, Salvini vice e ministro dell’Interno, un ruolo ben più rilevante dei leghisti nel governo e Giuseppe Conte commissario a Bruxelles. Cosa, pare, a lui assai gradita anche per tornare in giro tra cinque anni in posizione più autorevole: si guardi a Mario Monti, che fu designato commissario da Berlusconi insieme con Emma Bonino. La Lega a questo punto voterebbe la riduzione del numero dei parlamentari: la legge non sarebbe operativa prima dell’estate prossima. Ma i leghisti (al contrario di quanto filtra dal Quirinale) sono convinti che se l’alleanza si rompesse prima si potrebbe andare comunque al voto con i 945 parlamentari attuali (la Lega conferma riservatamente la trattativa, pur con prudenza. I 5 Stelle smentiscono). 

2. Questa ipotesi salta. Il 20 agosto Conte si presenta in Senato e pronuncia una durissima requisitoria contro Salvini. Finito l’intervento, sale al Quirinale e si dimette. Se i 5 Stelle hanno raggiunto l’accordo col Pd, Conte potrebbe essere incaricato di formare un nuovo governo. Se l’accordo non ci fosse, il Capo dello Stato avvierebbe le consultazioni e scioglierebbe le Camere consentendo il voto il 27 ottobre o il 3 novembre.

3. Che farebbe il Pd se Di Maio e Salvini non tornassero insieme? Quando ha aperto la crisi, Salvini aveva buoni motivi per contare sulla volontà di Zingaretti di andare al voto. Mai si sarebbe aspettato un accordo Renzi-Grillo. Renzi è un purosangue, galoppa in modo imprevedibile. L’anno scorso ha impedito la nascita del governo Pd-5 Stelle. Poi ha marcato stretto Zingaretti perché non fosse tentato di riprovarci. Adesso vuole fare lui l’accordo. Perché? Perché Salvini gli ha tagliato la strada che prevedeva lo show down alla Leopolda in ottobre, la probabile scissione e la nascita del nuovo partito centrista pronto per elezioni a primavera. Ora Renzi si trova spiazzato e vuole guadagnare tempo. Sa che alle elezioni la rappresentanza parlamentare dei suoi verrebbe fortemente ridotta. Ma che interesse avrebbe Zingaretti ad assecondarlo, sapendo che Renzi – se e quando gli convenisse – non esiterebbe un istante a mettere in crisi il governo? Sarebbe possibile il ‘contratto di ferro alla tedesca’ invocato ieri da Delrio tra due partiti che la pensano su quasi tutto all’opposto?

4. I 5 Stelle non vogliono andare al voto. Imbarazzati dal vincolo del doppio mandato (che pure verrebbe aggirato), sanno che la rappresentanza parlamentare sarebbe falcidiata. Meglio perciò andare avanti chiunque sia il partner. Nel ’39, quando Stalin si spartì con Hitler la Polonia, Churchill disse che le intenzioni dell’Urss erano un indovinello avvolto in un mistero all’interno di un enigma. Anche noi, piano piano, ci siamo arrivati…