"I più a rischio sono gli anziani". Nella rivoluzione dettata dalla fobia del contagio sono loro, i più deboli, a pagare il prezzo più alto. Anche in termini di paura, che uccide più del malanno. Assieme alla solitudine. Una casa di riposo è un microcosmo nel quale vigono regole a sé stanti, si vivono soddisfazioni lontane da quelle di ‘fuori’. Anche i drammi vengono presi come ineluttabile ciclo della vita: quando qualcuno se ne va per sempre, viene celebrato con poche parole di commiato. Poi la vita continua anche per la convinzione che tutti gli istanti respirati siano guadagnati.

E il cavalier Franchetti inviterà di nuovo a ballare la vedova Sarti con fare galante alla festicciola dopo la messa. Perché nel microcosmo capita anche di vivere passioni e rancori infantili. Unico momento di collegamento con la realtà è la visita dei parenti. Lì il cavalier Franchetti riveste i panni del nonno un po’ rimbambito e ascolta i racconti di ‘fuori’ dei figli e dei nipoti. È sempre un momento intimo, epico come ogni riunione familiare. Qualche ora a ritrovare l’affetto, il piacere della famiglia, i valori – magari sbagliati e lisi – della quotidianità. Nella casa di riposo aspettano tutti quel giorno, chi per inveire contro l’egoismo dei parenti, chi per ascoltare buone nuove, chi per compatirsi. Mio timore è che siano ancora gli anziani a pagare il conto più salato.

In alcuni ricoveri stanno pensando, nella rincorsa paranoica verso la protezione preventiva dal Covid-19, di annullare le visite dei parenti. Immaginate il cavalier Franchetti: scuoterà la testa senza più ballare e si lascerà andare alla desolazione del tempo che passa. Senza neppure uno spiraglio di affetto vale la pena continuare? Ogni istante è regalato, è vero… purché sia concesso loro il diritto di viverlo.