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Colesterolo, alirocumab passa l’esame del cuore

Praluent Cuts Death Risk by 29% for Those With Highest Cholesterol. Titoli a caratteri cubitali sulla stampa anglosassone in queste ore parlano di una rivoluzione nel capitolo cuore e colesterolo, coronarie e rischio infarto. Riflettori puntati sugli ultimi risultati di Odyssey Outcomes, studio di ampia portata su alirocumab (nome proprio Praluent), anticorpo monoclonale presentato al […]

Ultimo aggiornamento il 12 marzo 2018 alle 17:33

Praluent Cuts Death Risk by 29% for Those With Highest Cholesterol. Titoli a caratteri cubitali sulla stampa anglosassone in queste ore parlano di una rivoluzione nel capitolo cuore e colesterolo, coronarie e rischio infarto. Riflettori puntati sugli ultimi risultati di Odyssey Outcomes, studio di ampia portata su alirocumab (nome proprio Praluent), anticorpo monoclonale presentato al congresso dell’American College of Cardiology a Orlando, negli Usa. La molecola è un inibitore di PCSK9, cioè agisce su una proteina nel fegato che fa abbassare il colesterolo LDL in circolo in maniera significativa rispetto agli standard dati dalle statine. I risultati indicano per la prima volta che l’aggiunta della terapia ipolipemizzante comporta una riduzione della mortalità per tutte le cause. Così si è espresso Deepak Bhatt, direttore dei programmi di cardiologia al Brigham & Women’s Hospital, professore dell’Harvard Medical School, uno dei massimi ricercatori coinvolti nel trial clinico. Un effetto più pronunciato sul benessere del cuore è stato osservato nei pazienti in cui il livello di colesterolo LDL era troppo alto, sopra i 100. In questo gruppo più soggetto a ictus e ischemia miocardica, Praluent si associa alla riduzione del 29% nel rischio globale di mortalità, e del 15% dei decessi per qualsiasi causa.

Sappiamo che le statine possono dare spiacevoli effetti collaterali e che dopo un infarto è indispensabile mettersi in riga. In certi casi l’anticorpo monoclonale, per così dire, casca a fagiolo, proteggendo le arterie di quelle persone che diversamente avrebbero speranze ridotte al lumicino. Odyssey Outcomes ha valutato gli effetti a lungo termine del farmaco anti-PCSK9 di Sanofi Regeneron. Alirocumab ha dato prova di scongiurare incidenti cardiovascolari importanti, come le micidiali ricadute tanto temute, in una popolazione di 18mila pazienti seguiti per cinque anni, che dopo essere sopravvissuti a una sindrome coronarica acuta hanno iniziato il trattamento.

«In questo studio siamo stati in grado di identificare pazienti ad alto rischio che avevano urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche, ha precisato Elias Zerhouni, top manager della ricerca e sviluppo Sanofi, nel corso di una conferenza stampa diffusa anche via web. I dati mostrano che la medicina di precisione in ambito cardiovascolare potrà elevare sensibilmente la qualità dell’assistenza». Nel combo sotto il titolo: quattro immagini dal video realizzato per schematizzare il meccanismo d’azione della molecola.

Insomma questo farmaco, già disponibile in Italia da più di un anno nei nostri ospedali, come terapia per adulti con ipercolesterolemia primaria o dislipidemia mista in due diversi dosaggi a seconda delle esigenze individuali, ha fatto bingo. Gli esiti delle ricerche ampliano gli orizzonti di impiego e la casa madre ha dichiarato di voler rendere la scoperta accessibile negli Stati Uniti a strati di popolazione più ampi. Dagli iniziali 14mila dollari la terapia è stata scontata a 9mila, con la prospettiva di abbassare ulteriormente l’importo per estendere i vantaggi in termini di salute cardiovascolare ai pazienti ad alto rischio, secondo un modello costi benefici condiviso dal mondo delle assicurazioni e dal servizio sanitario. Alirocumab è indicato per il trattamento di malattie caratterizzate da elevati livelli di colesterolo totale, LDL, VLDL, trigliceridi, in associazione alla massima dose tollerata di statine, oppure in monoterapia in pazienti intolleranti alle statine.

Per la prevenzione cardiovascolare è bene agire sui cosiddetti fattori di rischio modificabili attraverso la dieta, il peso corporeo, il controllo della pressione arteriosa, la nutraceutica, una ritrovata efficienza fisica. Malgrado i sacrifici e le rinunce che si fanno per mantenere stili di vita salutari, pochi riescono a raggiungere i livelli di colesterolo LDL desiderati o raccomandati dalle nuove linee guida ESC-EAS 2016. I rischi sono dovuti alla correlazione tra questi valori e gli inconvenienti cardio-cerebrovascolari, come infarto o ictus. La riduzione del colesterolo LDL è la chiave di volta della prevenzione, e gli inibitori di PCSK9 preludono a un capovolgimento di fronte, paragonabile per certi versi agli effetti degli antivirali pangenotipici nell’epatite (Hcv), l’immunoterapia nel tumore o le gliflozine nel diabete. La terapia con Praluent porta in dote un programma di supporto, una linea diretta in grado di interfacciarsi al bisogno con specialisti e medico di famiglia, contenuti consultabili su un sito ricco di informazioni su alimentazione, nutrizione, attività fisica, familiarità e servizi per assecondare l’aderenza alla terapia.

Alessandro Malpelo, QN Quotidiano Nazionale

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