Venerdì 14 Giugno 2024
LEO TURRINI
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Vasseur anno primo, condannato a vincere

Il francese arriva al posto di Binotto e sa che alla Ferrari è vietato sbagliare, ma eredita una situazione che non ha creato lui

di Leo Turrini

Comunque vada, per Fred Vasseur non sarà un insuccesso. Infatti l’erede di Mattia Binotto al vertice del reparto corse Ferrari si trova nella situazione che gli anglosassoni chiamano “win - win”. O vinci o vinci.

Un paradosso? Mica tanto. Provate a pensarci. Se la macchina funziona, tutto bene e tutto bello per chi si trova a dirigere la squadra. Se invece la macchina non funziona, chi mai potrebbe prendersela con il francese, arrivato a Maranello soltanto a gennaio, quando la vettura era già stata realizzata secondo le idee del predecessore?

Sono i misteri di una gestione che forse ha, quantomeno, sbagliato i tempi. Ma, a scanso di equivoci, Vasseur è estraneo alle dinamiche del Potere.

Di sicuro, poi, questo francese così simile nell’aspetto ad un bonario prete di campagna, ecco, dicevo questo francese di paura non ne ha. Si sente pronto per la sfida più difficile ed affascinante della sua carriera. Quando lo hanno chiamato, nemmeno è stato lì a discutere l’ingaggio. Come tutte le persone che vivono di corse, la suggestione di una avventura al servizio della casa automobilistica più famosa nel mondo era semplicemente irresistibile.

Vasseur mastica pane e motori sin dai giorni della giovinezza. Come manager, ha contribuito ad avviare le carriere di campioni come Hamilton, Rosberg e Leclerc. Conosce le atmosfere dei box, non gli sfuggono le ansie di protagonismo degli ingegneri, sa muoversi tra le pieghe di regolamenti complessi.

In F1, ha diretto prima la Renault e poi la Sauber sponsorizzata Alfa Romeo. Non aveva a disposizione le risorse per puntare in alto.

Adesso, invece, le ha. Della Ferrari tutto si può dire. Che è un ambiente impossibile. Che resistere lì dentro è una impresa, considerata la pressione esterna. Che è un luogo dove salvare il posto è la vera vittoria: siamo, proprio con Vasseur, al quinto team principal in meno di dieci anni…

Ma quello che non si può dire è che in Ferrari manchino i soldi, le strutture, in breve i mezzi. Con il pragmatismo del già citato parroco di campagna, “Don” Vasseur lo ha subito sottolineato: "Se lavori a Maranello – ha detto – devi solo vincere, è l’unico traguardo possibile".

Molto bene. Anzi, molto male: la Ferrari non conquista il titolo piloti dal 2007 e quello costruttori dal 2008. Segno che tra il dire e il fare c’è di mezzo il classico mare, anzi, nel nostro caso specifico c’è di mezzo un deserto infinito.

Nelle sue prime mosse, Vasseur è stato prudente. Non ha fatto rivoluzioni, nemmeno ne avrebbe avuto il tempo. Ha attuato ritocchi essenzialmente “cosmetici”: avrà modo di usare il bisturi in profondità, se necessario, fra qualche mese.

Intanto, auguri. Ne ha bisogno, lui come chiunque sia al servizio della Signora in Rosso…