Giovedì 18 Aprile 2024

"Più energia e posti di lavoro: cosa significa rinnovabili"

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SORPRESA: SUL FRONTE della transizione ecologica l’Italia non è messa peggio di altri Paesi. "È allo stesso livello e, in qualche caso, è messa anche meglio". Parole rassicuranti, anche perché arrivano da chi la transizione la vive personalmente ogni giorno. "Gli obiettivi 2020 li abbiamo raggiunti prima di altri Paesi", sottolinea Toni Volpe, amministratore delegato di Falck Renewables, operatore internazionale del settore delle energie rinnovabili. "Il tema vero oggi è come l’Italia può differenziarsi. In che modo possiamo semplificare le autorizzazioni, come e su cosa investire per avere un’infrastruttura elettrica adeguata, come essere concreti nella capacità di generazione e come questo processo di decarbonizzazione possa creare valore per il Paese. Su questo va fatto un ragionamento di sistema per far sì che questo processo non solo ci permetta di migliorare dal punto di vista energetico, ma diventi un processo globale che ci consenta di riconvertire le economie dei territori traendone vantaggi sia dal punto di vista ambientale che economico e sociale".

Che tipo di progetti siete in grado si sviluppare?

"Ci occupiamo dello sviluppo di nuovi impianti da fonte rinnovabile - solare, eolico su terra e galleggiante - e della loro gestione dopo la costruzione. A oggi abbiamo oltre 1.400 MW installati nel Regno Unito, in Italia, Spagna, Francia, Norvegia, Svezia e Usa generati da capacità rinnovabile, in particolare da eolico su terra e solare".

In Italia di cosa vi state occupando?

"Abbiamo un buon assortimento: con una presenza significativa nel solare, bilanciata dal solare associato a batterie, il cosiddetto ibrido. Inoltre, abbiamo scelto l’Italia per investire in progetti che sfruttino l’eolico marino galleggiante. Questa tecnologia sarà centrale per raggiungere gli obiettivi nazionali di decarbonizzazione al 2030. Il nostro modello propone uno sviluppo bilanciato e sostenibile, in base alle caratteristiche geografiche e gli obiettivi di ciascun Paese".

Sull’eolico marino galleggiante quale è il potenziale in Italia?

"Il Piano Nazionale Energia e Clima di qualche anno fa sottostimava il potenziale dell’eolico flottante nel nostro Paese che invece è particolarmente adatto all’applicazione di questa tecnologia, sia per quanto riguarda il contributo alla domanda di energia che in termini di impatto ambientale e di generazione del valore per il territorio. Insieme al partner BlueFloat Energy, stiamo sviluppando un portafoglio di 5,5 GW, per 17 TWh di energia prodotta annualmente: parliamo di circa il 5 per cento del consumo interno lordo dell’intero Paese nel 2030. Insieme ai nostri partner, abbiamo presentato progetti per parchi eolici marini galleggianti, individuando come aree più idonee a ospitarli Puglia, Calabria e Sardegna (all’estero, nel Regno Unito, in particolare in Scozia e nel Mar Celtico)".

Il problema, in questi casi, è l’impatto.

"È una tecnologia che minimizza l’impatto ambientale: le pale sono posizionate su piattaforme galleggianti prive di fondazione fissa e che si posizionano lontane dalla riva. Dall’altro lato, a livello di ricadute sull’economia locale, è la tecnologia che ha l’impatto più alto di tutte, poiché richiede lo sviluppo di una filiera industriale molto corta che coinvolge le aziende locali e le infrastrutture portuali, creando migliaia di posti di lavoro nel medio-lungo termine. Come Paese abbiamo il dovere di ridurre le emissioni di carbonio e aumentare la sicurezza energetica, ma è importante che per raggiungere questo obiettivo selezioniamo le tecnologie che hanno la migliore ricaduta sul territorio per generare valore condiviso".

A maggio sono iniziati i lavori di costruzione del parco agrivoltaico in località Landolina, a Scicli. Quali sono le ricadute di progetti di questo tipo sulle comunità locali?

"Il sistema di produzione agrivoltaico consente di effettuare investimenti “binari” in elettricità verde e agricoltura, coniugando la produzione di energia rinnovabile fotovoltaica con attività agricole e di allevamento. Questo viene fatto anche attraverso un forte coinvolgimento delle comunità locali, secondo la logica che pervade tutti nostri progetti: generare valore sul territorio. Nel caso del parco di Landolina, abbiamo favorito la manodopera e i servizi locali, con un impatto positivo sull’occupazione. La componente agricola dell’impianto, ad esempio, verrà data in comodato d’uso gratuito a una realtà locale. Inoltre, abbiamo organizzato un percorso con gli alunni dell’istituto Cataudella di Scicli: i ragazzi hanno elaborato modelli integrati di business in grado di valorizzare, in maniera innovativa, i prodotti agricoli dell’impianto. L’obiettivo è ora far dialogare i ragazzi e le idee sviluppate con le imprese locali che si occuperanno di gestire le coltivazioni del parco agrivoltaico. Durante la fase di sviluppo abbiamo anche lanciato un’iniziativa di lending crowdfunding per il finanziamento del progetto, con un importo minimo di 200 euro fino a un massimo di 10.000. La campagna ha permesso agli abitanti del territorio che ospiterà l’impianto di investire nella sua realizzazione, con rendimenti fino al 6 per cento".

Quanta energia produrrà il parco di Landolina?

"L’impianto avrà una capacità installata di circa 9,7 MW e abbiamo stimato che, una volta completato, produrrà circa 20 GWh di energia rinnovabile, in grado di soddisfare il fabbisogno di circa 5mila famiglie. I lavori sono quasi ultimati, siamo in attesa delle ultime operazioni di connessione con la rete elettrica, ma contiamo di raggiungere l’operatività entro la fine dell’anno. Questo apre un tema: cosa ci serve per fare prima?".

Lo dica lei.

"Ci sono tre fattori su cui lavorare e il primo è il tempo. Ci stiamo mettendo ancora troppo ad aggiungere capacità rinnovabile al sistema elettrico e questo è dovuto dall’estrema lentezza dei processi autorizzativi. Il secondo fattore di cui tener conto è come massimizzare le ricadute della transizione energetica sul territorio. Terzo, dovremmo essere più concreti e selettivi".