Lunedì 17 Giugno 2024
PAOLO FRANCI
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Mondiali 2022: Maradona e Messi, così diversi e così uguali

Tanto era guascone Diego, quanto è riservato e invisibile Leo: in attesa di domenica, l’eterno paragone tra i due è per il talento

Leo Messi con la sua Argentina giorcherà la finale dei Mondiali contro la Francia (Ansa)

Leo Messi con la sua Argentina giorcherà la finale dei Mondiali contro la Francia (Ansa)

"Se qualcuno mi ha ispirato, quello è DIego". Chissà quante volte l’ha ripetuto Leo Messi, a un passo dall’eguagliare il suo idolo, simbolo del calcio e di un Paese. Un immortale Diego, chiaro, che ogni giorno rinasce nella passione dell sua gente. Eroe di due mondi. Napoli, l’Argentina. Leo è a 90 minuti più recupero dallo spezzare la maledetta, meravigliosa ossessione: riuscire a sentirsi Diego, finalmente, definitivamente. Anche se, ora che è lì a un passo, gli stessi giornali argentini scendono in campo difendendo la sacra divinità del pallone, Maradona. Cioè, scrivono, se Leo vince è tripudio e apoteosi, ma non sarà mai una vittoria come quella di Diego nell’86, dove ci mise di tutto, dalla mano de Dios alla politica internazionale, con la brutta storia della Falkland con gli inglesi.

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Ecco, se c’è una cosa che accomuna Diego e Leo, pur distanti anni luce per modalità e scelte di vita, è quel loro essere prototipi unici e umani in tutte le sfumature possibili. Eccessivo, autodistruttivo, sfrontato e polemico, Diego, sempre pronto a schierarsi anche se lo scranno non era dei più comodi. Leo rispetto a Diego vive su Marte. Invisibile, quasi, fuori dal campo, all’interno del quale le similitudini ci sono eccome, dal punto di vista tecnico. Diverso e lontano anni luce è il modo di esplicarlo: avete mai visto Leo fare palleggi e giocate impossibili nel riscaldamento? Ecco, Diego si caricava infiammando la sua gente con quel suo palleggio guascone, le giocate che più le riguardi sui filmati d’epoca e meno le capisci. Leo è più intimo, riservato, introverso anche nel suo modo di giocare che però all’improvviso come accaduto con la Croazia, diventa una spada laser. Leo ha attraversato il pallone per diventare un antagonista, nell’eterna sfida con CR7. Lui, non è mai diventato un acronimo, una sigla, come il portoghese. Lui difficilmente finirà la carriera come sta facendo Ronaldo. Ora però c’è DIego che corre e dribbla accanto a lui, un po’ angelo, un po’ demone. Leo sa che questa è l’ultima occasione di abbracciarlo vincendo la ’tercera’, la terza Coppa. E lo dice: "Sono orgoglioso di poter terminare il mio viaggio attraverso i Mondiali - ha dichiarato Messi - giocando un’altra finale. Ciò che sto vivendo è davvero emozionante. Quella di domenica sarà la mia ultima partita in un Mondiale: passeranno molti anni tra questo torneo e il prossimo, e non credo di farcela. Quindi spero che questo in Qatar termini per me nel modo migliore: sarebbe fantastico".

Gli argentini lo paragonano al Maradona di Italia 90, quello che ci fece fuori e sfiorò la coppa perdendo contro la Germania. Quello era un Maradona più cattivo, trascinatore in modo più guerriero dei suoi. Più o meno quello che ha fatto Leo. Nessuno però, ha tifato per Maradona ai Mondiali, a parte i suoi tifosi, come il mondo tifa oggi per Leo. Via via che le squadre sono state eliminate, la schiera di chi vorrebbe Leo con la Coppa tra le mani, le lacrime che gli muoiono nella barba folta e gli occhi socchiusi a cercare i familiari in tribuna. Sarebbe bello per tutti, per chia ma il calcio, per chi lo urla in tv (non ne parliamo!), per chi sa che Leo vuole vincere anche per omaggiare il suo idolo, El Diez, Diego. La sua ossessione. Magnifica, meravigliosa ossessione.