Venerdì 24 Maggio 2024
ELENA COMELLI
Archivio

Cos'è il Mes e perché l'Italia non vuole i suoi soldi

Italia e Germania non hanno ancora ratificato il testo sul Meccanismo Europeo di Stabilità. Ma ci sono punti importanti che riguardano la revisione del trattato

Banca centrale europea (Ansa)

Banca centrale europea (Ansa)

Roma, 3 dicembre 2022 - Il Meccanismo Europeo di Stabilità (European Stability Mechanism il nome originale) è un organismo nato nel 2012 con la funzione di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria. A partire dal 2017 in sede europea si è iniziato a discutere di una possibile revisione del trattato istitutivo. La discussione si è conclusa il 27 gennaio 2021 con la firma da parte di tutti e 19 i Paesi dell'area Euro. Il testo approvato dai 19 governi ha poi iniziato lo scorso anno l'iter di ratifica.

Il ricorso della Germania alla Corte Costituzionale

Al momento il testo è stato ratificato da 17 dei 19 Paesi. All'appello mancano solo Italia e Germania. Pende, in quest'ultimo caso, un ricorso dei liberali tedeschi alla Corte di Karlsruhe, che ha spinto l'esecutivo di Berlino a tenere in standby la firma. Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sostenuto che anche il governo italiano vuole attendere la decisione della Corte costituzionale tedesca, posizione già espressa in occasione di una recente visita a Berlino. In realtà, dietro alla reticenza del governo italiano c'è soprattutto la contrarietà della Lega verso uno strumento che considera divisivo, che provoca stigma in chi lo richiede. Il problema è che la Corte di Karlsruhe dovrebbe esprimersi in tempi brevi. Se darà il via libera al meccanismo Salva Stati, resterebbe soltanto l'Italia a non averlo ratificato.

Le novità del trattato

Quali sono i punti più importanti della revisione del trattato? Una delle novità principali della riforma è che il Mes potrà sostenere il Fondo di Risoluzione Unico per le banche, un paracadute per le banche europee in difficoltà alimentato dalle stesse banche, non dagli Stati. Di fronte a una crisi particolarmente grave, il fondo potrebbe quindi chiedere un intervento del Mes. A regime, cioè dal 2023, il Fondo di Risoluzione Unico dovrebbe raggiungere una capienza di 60 miliardi, coprendo l'1% dei depositi dell'area Euro. La riforma prevede poi un nuovo meccanismo per attivare l'assistenza finanziaria, dividendo il supporto in due corsie differenziate. La prima (Precautionary Conditioned Credit Line, PCCL), è destinata ai Paesi con le finanze pubbliche in ordine, sottoposti quindi a shock temporanei, a cui viene richiesta la presentazione di una lettera d'intenti in cui il Paese s'impegna a continuare a soddisfare i requisiti fissati dal trattato.

La seconda viene invece definita "di emergenza" (Enhanced Conditions Credit Line, ECCL), destinata ai Paesi più dissestati. A questi Paesi viene chiesta la firma di Memorandum of Understanding in cui si fissano degli impegni, calibrati sull'entità del finanziamento. Nel dettaglio, il Consiglio dei governatori dovrebbe incaricare il direttore generale del Mes e la Commissione europea, insieme alla Bce, di negoziare con il membro interessato un protocollo d'intesa in cui vengono definite le condizioni da rispettare. Inoltre la riforma del trattato prevede l'introduzione, per i nuovi titoli di Stato in emissione a partire dal 1° gennaio 2022, di clausole di azione collettiva a maggioranza unica. Si tratta di uno strumento che consente a una maggioranza qualificata di creditori di chiedere la ristrutturazione del debito. In altre parole, con la modifica di queste clausole, l'operazione di ristrutturazione del debito di un Paese viene semplificata.

Nicola Giammarioli e Martin Rey, segretario generale ed economista del Mes, propongono il meccanismo come strumento centralizzato e comune per la stabilizzazione delle politiche fiscali degli Stati membri, in un messaggio comparso qualche giorno fa sul sito del Mes. Questo strumento, dicono Giammarioni e Rey, rivelerebbe la propria utilità proprio durante le crisi, quando le politiche fiscali espansive sono necessarie, ma non tutti gli Stati hanno la possibilità di attuarle e finanziarle. I due spezzano anche una lancia a favore della riforma, che arriva proprio mentre è in corso il processo di revisione del quadro delle regole di bilancio europee.

È un fatto che gli ultimi shock esterni – dalla pandemia, alla guerra in Ucraina, al cambiamento climatico – hanno richiesto la disponibilità di strumenti per mitigare il loro impatto e la politica monetaria e fiscale non sempre possono fornire una risposta adeguata. Allora potrebbe intervenire il Mes con i suoi prestiti. Ottenendo un immediato effetto di stabilizzazione e, in ogni caso, non incentivando nei beneficiari alcun tipo di "azzardo morale" (definizione usata per un comportamento all’insegna del "facciamo come ci pare, tanto ci sono gli aiuti del Mes"), perché quei prestiti andranno comunque restituiti e i criteri di ammissibilità – come l’analisi di sostenibilità del debito e le regole di bilancio – saranno comunque stringenti.