Litio geotermico: la corsa all’oro è arrivata in Italia

LA NUOVA CORSA all’oro del litio geotermico sta arrivando anche in Italia. Storicamente, il litio si produceva soprattutto nelle zone andine del Cile e dell’Argentina, dove la salamoia ricca di litio estratta dal sottosuolo rimane per settimane negli stagni di evaporazione prima di raffinare il minerale, un processo lungo che consuma grandi quantità di acqua in alcuni dei luoghi più aridi del pianeta. Oggi, il litio viene principalmente estratto dalle miniere a cielo aperto in Australia e quindi esportato in Cina per essere raffinato. L’80-90% del litio utilizzato nei veicoli elettrici europei segue questo percorso. Non a caso l’Ue ha inserito il litio tra le materie prime critiche, stimando un fabbisogno in crescita di quasi 60 volte al 2050. In Europa non esiste, ad oggi, estrazione o raffinazione del litio e il 100% del fabbisogno dev’essere importato, con tutti i rischi geopolitici correlati.

L’alternativa è il litio geotermico. In base alle stime dell’European Geothermal Energy Council, disciolto nell’acqua delle salamoie geotermiche europee c’è almeno il 25% del nostro fabbisogno di litio al 2030. L’idea di Vulcan Energy, l’azienda germano-australiana che sta facendo da apripista a questi nuovi sistemi di estrazione, è di arrivare a produrre litio a emissioni zero, sfruttando la stessa energia geotermica per filtrare dalla salamoia l’idrossido di litio, che è il semilavorato necessario per le batterie. Il progetto Zero Carbon Lithium sarà sufficiente, a regime, per la produzione di un milione di batterie all’anno. L’azienda sta utilizzando un impianto pilota poco lontano da Karlsruhe, e vende già energia rinnovabile alla rete tedesca. Nella seconda metà dell’anno entrerà in funzione un grande impianto dimostrativo, che è l’ultimo passaggio tecnico prima dell’avvio dell’impianto commerciale, che dovrebbe essere operativo nel 2024. La controllata italiana di Vulcan Energy ha ottenuto all’inizio di quest’anno un primo permesso per cercare la materia prima nelle salamoie geotermiche di Cesano, vicino al lago di Bracciano nel Lazio. "Dopo un’ampia revisione geologica abbiamo identificato un’area in Italia con indicazioni positive di portata, grado storico di litio e temperatura del serbatoio geotermico, che potrebbe essere favorevole al metodo Vulcan di utilizzare il calore rinnovabile per estrarre litio per il mercato europeo dei veicoli elettrici, con un’impronta netta di CO2 pari a zero", ha annunciato Francis Wedin, fondatore e Ceo di Vulcan, in occasione dell’avvio delle operazioni.

La possibilità di questo doppio sfruttamento del calore del sottosuolo per estrarre il litio non riguarda certo solo Cesano. Come spiega l’Unione geotermica italiana, in "varie regioni (Emilia, Sardegna, Sicilia, Toscana) si conoscono acque di minor termalità con contenuti significativi di litio". Esiste peraltro un ovvio potenziale nei campi geotermici della Toscana, come dimostra l’interesse manifestato da Enel attraverso il bando Brinemine. Andrea Dini, ricercatore dell’Igg-Cnr, evidenzia in particolare come nel granito situato a poca profondità nel campo geotermico di Larderello sia presente una mica ricca in litio: qui si stima un contenuto di litio di circa 500 grammi per metro cubo di roccia, una sorgente potenziale del tutto ragguardevole. Vaste aree del territorio italiano, secondo gli esperti, si prestano molto all’estrazione del litio geotermico, con cui si potrebbe coprire buona parte del fabbisogno nazionale di questo minerale così centrale per la transizione energetica.