Martedì 28 Maggio 2024
ENRICO SALVADORI
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La partita della vergogna torna dopo 44 anni

Il primo successo dei sudamericani nel 1978, in finale contro gli Orange: vicino allo stadio Monumental i dissidenti venivano torturati

di Enrico Salvadori

Sono passati 44 anni e di acqua i mulini dei Paesi Bassi ne hanno macinata parecchia. Ma in Olanda tanti non hanno dimenticato quella sera del 25 giugno 1978. In un Monumental ribollente i favoriti dell’Argentina avevano solo gli orange come ostacolo fra loro e la conquista della Coppa del Mondo. Una partita che la ‘seleccion’ non poteva perdere e fece tutto per vincere. Sublimando il regime di Jorge Rafael Videla, sanguinario generale che fece del Mundial il suo fiore all’occhiello con un bagno di euforia nazionalistica che distolse l’attenzione dalla crisi economica e dalle violenze. Ottantamila invasati in una notte d’inverno sudamericano non aspettavano altro che vedere alzare la Coppa anche se a guidare l’Albiceleste c’era Cesar Luis Menotti, detto El Flaco, che con la giunta militare non andava d’accordo e quel Mundial rischiò di non iniziarlo neanche. Un torneo della formula assurda che favorì il biscotto, ribattezzato la marmellata peruviana, capace di consentire all’Argentina di andare in finale. Doveva vincere 4-0 col Perù a Rosario, arrivò addirittura a sei con il portiere avversario Quiroga, di origine argentina, che ne combinò di tutti i colori. Prima della partita Videla ed Henry Kissinger nello spogliatoio peruviano fecero capire che aria tirava e il Brasile, che aspettava l’esito del derby sudamericano, si dovette accontentare della finalina dove superò proprio noi italiani, unici peraltro a battere l’Argentina nel girone di qualificazione prima di cedere all’Olanda a causa di una giornata non proprio eccellente di Dino Zoff.

La designazione in finale dell’italiano Sergio Gonella sembrava una garanzia ma anche l’arbitro ligure poco riuscì a fare contro una caccia all’uomo, con Daniel Passarella scatenato (staccò due denti a Neeskens), che non si fermò neanche dopo il gol del vantaggio di ‘Marito’ Kempes. E proseguì in una ripresa incredibilmente fallosa. Il mago austriaco Happel sulla panchina orange era famoso per le sue trappole che architettò anche per la finale. A 9’ dalla fine Luis Galvan e Tarantini pasticciano su un traversone di Renè Van de Kerkhof e il carneade Nanninga, che Happel aveva gettato nella mischia al posto delle spento Rep, pareggia. Gelo totale. Ma il brivido sulla schiena di tutta l’Argentina passa al 90’ quando Rensenbrick, fin lì in letargo, colpisce il palo con un diabolico siluro. Poteva essere un nuovo Maracanazo. E invece supplementari con poca storia: il binomio Kempes-Daniel Bertoni suggella il trionfo. L’Olanda non si presentò alla premiazione, in Argentina non era andato neanche Johan Cruijff, si disse per timore di conseguenze personali o per polemica contro il regime che anche nei giorni di festa del Mundial andò avanti nel suo progetto sanguinario. Le tortura sui dissidenti erano praticate all’Escuela Mecanica de l’Armada, a poche centinaia di metri del Monumental. Prigionieri scampati dissero che sentivano le urla del pubblico e che i torturatori si fermarono solo per vedere la finale. Poi proseguirono come spiegato anche in ‘Garage Olimpo’, splendido film di denuncia dei voli della morte sull’Oceano dove morirono tanti desaparecidos. Sembra passato un secolo, in mezzo ci sono stati altri tre incroci, ma l’Olanda ci riprova venerdì alle 20. Anche per onorare la memoria dei tanti morti. Neanche la vittoria di quel Mundial ha lavato la coscienza dei torturatori argentini.