Giovedì 18 Aprile 2024

"Innovazione e flessibilità Noi, la forza del Made in Italy"

"Innovazione e flessibilità Noi, la forza del Made in Italy"

"Innovazione e flessibilità Noi, la forza del Made in Italy"

QUANDO LA COPERTA È CORTA è impossibile fare di più. E partendo da questa presa di coscienza dello stato dei conti pubblici italiani e dei vincoli europei ad aumentare deficit e debito, il giudizio sulla manovra di bilancio del governo è positivo per lo sforzo fatto in meno di un mese dall’insediamento a Palazzo Chigi. Così come espresso dalla Confartigianato direttamente al presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, proprio nel giorno della presentazione della manovra (era il 22 novembre) ha partecipato all’assemblea annuale della confederazione che rappresenta 700mila artigiani, micro e piccole imprese. "Tanti soldi non c’erano e considerando le ristrettezze sui margini di manovra per la Legge di Bilancio abbiamo espresso il nostro apprezzamento, in particolare per la decisione di allocare la quota più significativa della manovra per contrastare il caro-energia che in questi mesi ha avuto un impatto tremendo sugli artigiani e le micro e piccole imprese mentre auspichiamo che la riduzione del cuneo fiscale, oggi in gran parte riservata ai lavoratori, sia estesa anche alle aziende", esordisce Marco Granelli, presidente di Confartigianato Imprese.

Quanto hanno impattato i rincari di elettricità e gas sul settore rappresentato da Confartigianato?

"Le cito solo un dato. Per il caro-energia le nostre imprese hanno subito quest’anno un aumento dei costi di quasi 24 miliardi di euro. Un colpo impressionate che, aggiunto agli effetti negativi della siccità, ha visto, soprattutto nei comparti a maggiore assorbimento energetico come i cementifici, la ceramica, la lavorazione dei metalli, molte imprese resistere fino a luglio ma poi essere costrette a disdire i contratti firmati in primavera perché non erano più economicamente sostenibili. Si è trattato di scelte dolorose che hanno comportato in alcuni casi chiusure temporanee delle aziende e il ricorso agli ammortizzatori sociali per i dipendenti con un costo sociale per tutto il Paese".

I fondi della manovra per il caro-energia però coprono solo l’emergenza bollette fino a marzo. Basteranno?

"La preoccupazione che non siano sufficienti esiste così come la consapevolezza che per frenare i rincari dell’energia, spinti anche da manovre speculative sui mercati, sia necessaria una soluzione complessiva presa a livello europeo anche se i comportamenti di molti Paesi della Ue sul nodo del tetto del prezzo del gas non aiutano a essere ottimisti".

La Piccola industria di Confindustria sostiene che, per affrontare l’emergenza liquidità delle imprese, sarebbe stato meglio pensare a ristori immediati come quelli previsti durante la pandemia piuttosto che ai crediti d’imposta.

"Non c’è dubbio che i ristori immediati avrebbero un maggior valore per le imprese rispetto ai crediti d’imposta ma torno al problema della coperta corta. Invece, e lo abbiamo spiegato al presidente Meloni, sarebbe utile rendere strutturale la misura della cancellazione degli oneri di sistema che pesano sulle bollette e pensare a un meccanismo di incentivazione per tutti gli investimenti in energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, biomasse e geotermico) che favoriscano l’autoproduzione tenendo conto dell’energia cosiddetta di prossimità e delle potenzialità dei singoli e diversi territori italiani".

I crediti d’imposta rappresentano un grande problema invece per i bonus edilizi e il blocco da parte delle banche a prenderli in carico. Il governo ha previsto modifiche a partire dalla riduzione al 90% del Superbonus. Come giudicate questo intervento?

"Il problema non è la riduzione dello sconto fiscale anche se si tratta dell’ennesima modifica per provvedimenti che in due anni hanno avuto ben 18 cambiamenti normativi. Non c’è dubbio che i bonus hanno permesso al settore dell’edilizia di risollevarsi dopo un periodo nero dal 2008 al 2020 con la chiusura di 120mila imprese e la perdita di oltre mezzo milione di posti di lavoro. Ma adesso corriamo un nuovo, grosso rischio per la tenuta di aziende e occupazione".

Quale?

"Quello rappresentato da centinaia di imprese che hanno in carico i crediti d’imposta e quindi cassetti fiscali pieni che non riescono a scontare. Per il nostro settore si tratta di una somma ingente, circa 5 miliardi di euro. Raddoppiare da 5 a 10 anni il periodo per la detrazione del Super bonus non è sufficiente a risolvere il problema. Bisogna pensare a strumenti risolutivi".

Che cosa proponete?

"L’intervento di ultima istanza della Cassa depositi e prestiti e un ampliamento della capienza fiscale delle banche e delle Poste prevedendo la possibilità che i crediti d’imposta nei loro cassetti possano essere utilizzati per esempio per compensare il versamento delle imposte dei clienti o l’Irpef dei Comuni".

In una congiuntura così complicata come stanno artigiani e piccole imprese?

"Nonostante tutto siamo ottimisti. La flessibilità e la capacità d’innovazione delle nostre imprese, insieme con il sempre maggiore riconoscimento da parte dei consumatori della qualità artigiana e del made in Italy hanno fatto sì che tra agosto 2021 e luglio 2022, le vendite all’estero siano salite a 141,2 miliardi. Insomma, eravamo e restiamo un elemento di grande forza per l’economia italiana".

Anche sul fronte dell’occupazione?

"Ogni giorno ci sono 1277 giovani che cominciano l’apprendistato e la formazione nelle botteghe artigiane nonostante purtroppo permanga, a partire dalle famiglie, una cultura che porta a considerare le scuole tecniche di serie B rispetto ai licei e a preferire fare il blogger piuttosto che l’idraulico o l’elettricista. Invece cultura accademica e tecnica possono convivere e oggi il nostro settore offre sia salari significativi sia la professionalità di figure in costante evoluzione tanto che adesso si parla di cyber idraulici, meccatronici e tecno elettricisti!".