Venerdì 19 Aprile 2024

Acqua, vento e sole. L'energia rinnovabile è un tesoretto che non sfruttiamo

The European House-Ambrosetti e A2A: ultimi per autonomia. Eppure l’Italia è al secondo posto in Europa per risorse green disponibili

Energie rinnovabili: le potenzialità inespresse

Energie rinnovabili: le potenzialità inespresse

Acqua, vento, sole e rifiuti. L’Italia del caro bollette è proprietaria di un tesoretto di materie prime rinnovabili che consentirebbe di ridurre in misura rilevante la dipendenza dalle fonti energetiche straniere. Le chiavi del tesoro sono due: elettrificazione dei consumi ed efficienza energetica. Chiavi che sono in mano ai regolatori nazionali, ma soprattutto a cittadini e comunità locali. Uniti in un circolo virtuoso di transizione energetica dal basso. Norme e burocrazia, permettendo.

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La fotografia del tesoro fatto di acqua, vento, sole e rifiuti l’ha scattato il Position Paper realizzato da The European House Ambrosetti in collaborazione con A2A, presentato ieri a Cernobbio. Il paradosso è che oggi il nostro Paese è al quintultimo posto in Europa per autonomia energetica: il 22,5% contro il 39,5%. Allo stesso tempo siamo al secondo posto per disponibilità di risorse rinnovabili sul territorio. La sintesi è urticante: abbiamo a disposizione energia che non utilizziamo. Consola che l’Italia sia tra i Paesi più virtuosi in termini di miglioramento dell’autonomia energetica, avendo aumentato il proprio livello di 9 punti percentuali tra il 2000 e il 2019. Oltre il doppio della Francia (3,7%), quattro volte la Spagna (1,8%).

"Sfruttando le sue materie prime – acqua, vento, sole e rifiuti – e agendo su elettrificazione dei consumi ed efficientamento, l’Italia può raggiungereil 58,4% di autonomia energetica – spiega il Position Paper –, quasi triplicando gli attuali livelli, con un incremento di circa quattro volte rispetto a quello rilevato negli ultimi 20 anni". Si può ottenere una crescita di potenza installata di 105,1 GW di solare, 21,1 GW di eolico e 3,3 GW di idroelettrico dall’attivazione delle fonti di energia rinnovabili nei nostri territori, a tecnologie correnti e vincoli normativi e strutturali in essere. Relativamente al fotovoltaico i 105,1 GW addizionali sono quasi cinque volte la capacità installata odierna. Il 40% del potenziale viene dagli agli impianti installati sui tetti, mentre il 60% dagli impianti a terra. Lombardia, Sicilia e Puglia valgono insieme il 32% della potenza addizionale.

Per quanto riguarda l’eolico si parla di un potenziale doppio rispetto alla capacità attuale installata. Con 13,3 GW complessivi Sicilia, Puglia e Sardegna rappresentano il 63% dell’opportunità di sviluppo. La valorizzazione dell’idroelettrico – attraverso il repowering di impianti esistenti e lo sviluppo di impianti di mini-idroelettrico – abilita un incremento della potenza di 3,3 GW (concentrata in Lombardia, Trentino Alto Adige e Piemonte), oltre il 20% della capacità idroelettrica oggi installata. "Veniamo da un’estate caratterizzata dal perdurare degli effetti di una crisi geopolitica ed economica e da quelli sempre più evidenti del climate change – ha spiegato Renato Mazzoncini, presidente di A2A – uno scenario che sta favorendo la consapevolezza della necessità di utilizzare al massimo le fonti energetiche rinnovabili per rendere il Paese quanto più possibile autonomo e per accelerare il processo di decarbonizzazione e transizione ecologica".

Una quarta risorsa presente nel territorio sono i rifiuti. Valorizzare otto milioni di tonnellate di rifiuti (urbani e speciali) e fanghi di depurazione vale una generazione elettrica di oltre 7 TWh, pari a circa il 2% dell’attuale fabbisogno annuale di generazione elettrica italiana. E può creare le condizioni per lo sviluppo della filiera del biometano: l’Italia può produrre circa 6,3 miliardi di metri cubi di biometano, circa il doppio della produzione nazionale di gas, l’8% del consumo di gas e il 22% delle importazioni di gas dalla Russia. Scoperto il tesoretto, è evidente che qualche cosa è andato storto: "La possibilità di ottimizzare ulteriormente la produzione delle relative risorse disponibili e degli impianti già presenti – ha detto Marco Patuano, presidente di A2A –. consentirebbe di attivare il pieno potenziale dell’Italia e di renderla meno soggetta a dinamiche esogene". Già, ma come? "Il prossimo governo – chiosa Agostino Re Rebaudengo, presidente di Elettricità Futura – sarà chiamato a rendere effettivo questo sviluppo e quindi a una semplificazione delle norme".

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Burocrazia e ritardi normativi sono come il maggiordomo nei gialli, i colpevoli perfetti. Complice una certa disattenzione dei decisori pubblici e di quanti ambiscono a diventarlo a valorizzare quanto avviene nei territori che passa, per esempio, dalla diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili e dalle esperienze di autoconsumo collettivo. Realtà mappate da Legambiente, in crescita ogni anno (59 quelle nuove censite tra giugno 2021 e maggio 2022) e che vedono il coinvolgimento di centinaia di famiglie, decine di Comuni ed imprese. è la strada della transazione energetica dal basso, quella fatta dai cittadini. Probabilmente l’unica ad alto impatto se è vero che metà dei consumi energetici italiani sono assorbiti da abitazioni e trasporti privati. Alternative possibili all’accendere un cero.

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