Sabato 20 Luglio 2024
MICHELE ZACCARDI
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Distretti industriali: l'Italia fa meglio della Germania

In sei mesi, le esportazioni sono aumentate del 18%, raggiungendo il record storico di 76 miliardi di euro mentre 125 comprensori su 158 hanno superato i livelli pre pandemia

Manifatturiero ancora sano e competitivo

Manifatturiero ancora sano e competitivo

Nonostante la crisi energetica e l’incertezza che aleggia sull’economia dallo scoppio della guerra in Ucraina, i distretti industriali italiani reggono. E, anzi, riescono a fare meglio persino degli omologhi tedeschi. È quanto emerge dai dati del consueto rapporto di Intesa Sanpaolo sui distretti, dati che registrano una crescita annuale dell’export per quasi il 90% delle 158 aree monitorate, un progresso che ne porta ben 125 sopra i livelli pre-Covid. In media le esportazioni sono aumentate di quasi il 18% in un semestre, per un totale di 76 miliardi di vendite, il nuovo record storico (toccato pure a livello nazionale).

Certo, a influire sul risultato è anche l’inflazione che ha gonfiato i listini, con i prezzi di vendita che sono cresciuti molto di più dei volumi. Tuttavia, i progressi sono comunque evidenti. Un esempio eclatante è rappresentato dal distretto delle calzature di Fermo che, nonostante il colpo subito a causa dei legami con il mercato russo, in sei mesi ha aumentato le esportazioni del 30%, pari a 180 milioni di euro in più. La forza competitiva della nostra manifattura è confermata del resto dal confronto con la Germania: mentre i nostri distretti si trovano con volumi di vendite superiori di 19 punti percentuali sui livelli del 2019, per Berlino il progresso è stato solo del 15%. C’è di più. La buona performance dei distretti italiani è diffusa in modo trasversale a tutte le filiere produttive che, con l’eccezione dell’auto, si mostrano su livelli superiori rispetto al 2019 e con risultati molto positivi anche sul 2021.

Venendo ai singoli settori, il tessile-abbigliamento, dopo un avvio stentato nel 2021, ha consolidato la sua ripresa registrando una crescita semestrale del 40% a Prato, Biella, Como, Gallarate e incrementi più modesti ma sempre a doppia cifra anche nel comprensorio di Empoli e in Val Seriana. La crescita dei prezzi dei materiali cambia anche la classifica dei pesi specifici dei diversi comparti. Così, a causa dell’inflazione il settore dei metalli di Brescia è cresciuto del 44% e si trova adesso a quota 3,6 miliardi di euro, sorpassando quello delle pelli e calzature di Firenze e diventando il primo distretto nazionale in valore (con 1 miliardo di euro di vendite in più in un anno).

Per quanto riguarda i mercati di sbocco, ovviamente Russia e Ucraina segnano un tracollo dell’interscambio in valore assoluto, mentre la Cina perde il 5%. Rispetto ai primi dati della scorsa primavera, però, la situazione verso Mosca si è parzialmente stabilizzata. La riduzione delle vendite da parte dei distretti, pari a 261 milioni di euro, è limitata al 21%, al 30% se guardiamo al mercato delle calzature, che coinvolge soprattutto l’area tra Fermo e Macerata. Meno ampia (-128 milioni) è la frenata verso l’Ucraina, ma in questo caso in termini percentuali il mercato nel semestre si è praticamente dimezzato, con un calo più ampio tra aprile e giugno, dove la riduzione sale al 60%. Un crollo simile delle vendite all’estero si registra anche in Bielorussia, paese alleato di Mosca e perciò colpito dalle sanzioni Ue.

Si tratta però di un mercato che per le nostre imprese vale meno di un quarto rispetto a quello ucraino. Insomma, se i numeri relativi al primo semestre dell’anno sono confortanti, non altrettanto si può dire in termini di prospettive. Nei prossimi mesi, spiegano i ricercatori nel rapporto, le aspettative per l’export dei distretti sono di un rallentamento, in un contesto mondiale meno favorevole, caratterizzato da una stretta nelle condizioni finanziarie, una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, un aumento dell’incertezza (che grava sulle decisioni di investimento). Agli anticorpi storici del made in Italiy, come la flessibilità e la capacità di reinventare prodotti, si aggiunge la rivalutazione del dollaro, che dovrebbe dare un forte sostegno alle nostre esportazioni oltreoceano.