Mercoledì 24 Aprile 2024

Paralimpiadi, Matteo Betti il contradaiolo: "Il mio Palio è a Tokyo"

Guiderà la nazionale di scherma in pedana: "Devo farmi perdonare Rio, volevo smettere dopo quella delusione. E invece sono qui"

Matteo Betti

Matteo Betti

Sendai, Prefettura di Miyagi, 370 chilometri a nord di Tokyo. E’ in questa città da un milione di abitanti affacciata sul Pacifico che gli atleti della Nazionale italiana di scherma paralimpica stanno trascorrendo la quarantena preventiva prima di trasferirsi a Tokyo domani. Gareggeranno sulle pedane del Makuhari Messe, le stesse su cui sono arrivati due bronzi nelle olimpiadi. Oltre alla debuttante Rossana Pasquino, al capitano Loredana Trigilia, a Ionela Andreea Mogos e alla portabandiera Bebe Vio per la squadra femminile, Matteo Betti (nella foto), atleta delle Fiamme Azzurre, senese classe 1985, un’emiparesi destra provocata da complicazioni alla nascita, guiderà la squadra di fioretto maschile con Edoardo Giordan, Emanuele Lambertini e Marco Cima. Una squadra consolidata e affiatata che Matteo chiama ironicamente il “bazza team”: "In dialetto bolognese – spiega – “bazza” vuol dire l’occasione da cogliere al volo. Noi siamo quegli atleti che non partono mai col favore del pronostico, ma capaci di cercare l’occasione e prenderla al volo".

Di occasioni Matteo, nicchiaiolo, tifoso del Siena e primo di tre fratelli, se ne è conquistate tante con fatica, abnegazione, superando delusioni, crisi e voglia di abbandonare per ripartire ogni volta con più grinta.

Sulla pedana di Tokyo salirà con il dodicesimo titolo italiano in tasca, da vicecampione del mondo di fioretto individuale, da campione del mondo a squadre e con una medaglia di bronzo conquistata a Londra 2012. "Ma dopo la delusione di Rio 2016 avevo deciso di smettere. Marco ed Emanuele, che aveva solo 17 anni, lasciano l’assalto in vantaggio 40-34 e io dovevo chiudere, ma sbaglio tutto e perdiamo 45-43 con Hong Kong. Stessa storia con l’assalto successivo contro la Polonia e finiamo a fare la finalina per il 5° posto con il Brasile. E’ stato un duro colpo, mi sono sentito la responsabilità del fallimento dell’intero gruppo. Al termine dei Giochi mi sono preso un po’ di tempo e sono rimasto una settimana in Brasile in vacanza insieme a Bebe e Andreea che festeggiavano, io che smaltivo la delusione e l’armiere Giorgio Fiume con cui siamo amici da tanto tempo. E’ stata un’esperienza fantastica perché abbiamo fatto di tutto senza farci ostacolare dai nostri limiti fisici: tutti i sentieri dell’Ila Grande e mentre Giorgio portava in spalla Andreea io andavo dietro con la carrozzina, siamo andati nella giungla, nelle distillerie di cachaça, abbiamo fatto il bagno ovunque".

Dagli esordi a 5 anni sulle pedane della Mens Sana col maestro Zalaffi, le gare in piedi fino a 19 anni e i primi successi, l’incontro e il legame mai interrotto con il maestro D’Argenio anche quando decise di provare la scherma in carrozzina su proposta del maestro Di Rosa, tante tappe di un percorso che ha portato Matteo da 13 anni nell’olimpo della scherma italiana, ma sempre con la sua città nel cuore. "Ho sempre portato Siena con me (e il fazzoletto del Nicchio in valigia) e ho voluto che anche miei compagni la conoscessero: l’ultimo raduno della nazionale paralimpica prima del lockdown del 2020 lo abbiamo fatto proprio a Siena, nella mia palestra al CUS. Il 4 marzo abbiamo festeggiato in centro il compleanno di Bebe Vio". Ambasciatore Paralimpico, eletto nel 2020 nel consiglio nazionale del Cip, Betti gareggerà nell’individuale il 28 agosto e il 29 nella gara a squadre.