Il Marocco si candida ai Mondiali e "ripulisce" le strade: strage di randagi

Proteste internazionali per la caccia aperta a cani e gatti senza famiglia che vengono uccisi a fucilate. Grave danno all'immagine del Paese

Cane randagio in una foto L.Gallitto

Cane randagio in una foto L.Gallitto

Rabat, 18 aprile 2018 - In Marocco è strage di cani randagi per "fare pulizia" in occasione della visita del Comitato per i Mondiali di calcio del 2026, che Rabat è decisa a ospitare. L'operazione di sterminio degli animali randagi, in particolare nelle zone turistiche di Agadir, nel Sud del Paese, ha scatenato forti polemiche da parte della popolazione ormai abituata a convivere con i quattro zampe senza casa. Sono state lanciate online già diverse petizioni che hanno raccolto finora oltre 20 mila firme per chiedere alle autorità di fermare il massacro. Secondo quanto riportano alcuni portali marocchini, tra cui Hespress, l'operazione di morte è stata condotta la scorsa settimana nelle località di Tamarghat, Taghazaout e Taourirt, nella provincia di Agadir, sulla costa atlantica.

Nelle notti dal cinque aprile in poi sono almeno una trentina i cani abbattuti a colpi di fucile per mano dei gendarmi. "Siamo stati svegliati in mezzo alla notte dagli spari - racconta un turista da Taghazaout - e abbiamo visto delle persone sparare e ridere mentre centravano le prede". A chi si è lamentato, gli agenti hanno spiegato che "erano autorizzati a farlo". La motivazione principale è legata però alla pubblica sicurezza e non alla visita del comitato della Fifa in programma per il 19 aprile. Già in passato, in altre zone del Marocco, erano state condotte delle campagne simili. E non è  escluso che la campagna si estenda su tutto il territorio anche questa volta. Taghazout rappresentava un modello di convivenza tra cani e uomini, in un Paese dove è ancora molto rara la presenza domestica degli amici a quattro zampe. Proprio in questa zona due educatori cinofili italiani, Clara Caspani e Lorenzo Niccolini, avevano fondato lo "Stray Dogs International Project" per monitorare e gestire i cani presenti, aprendo tra l'altro la strada ad altri turisti da tutti il mondo che si sono uniti all'esperienza e che ora protestano contro il massacro.