Francoforte, 13 ottobre 2017 - «Alla Buchmesse si prendono fregature se si dà la caccia al bestseller», mi disse anni fa Umberto Eco. E aggiunse: «Solo a me è andata bene, alla Fiera di Francoforte ho conosciuto mia moglie». E nel 1962 sposò la tedesca Renate. In quell’anno, Dan Brown non era ancora nato. L’autore del “Codice Da Vinci”, 53 anni, è apparso ieri alla Buchmesse per una sua rara conferenza stampa e presentare l’ultimo romanzo “Origin”, già pubblicato da una settimana in 56 lingue diverse. La tiratura della edizione tedesca parte da 600mila copie (28 euro). E l’editore Lübbe è stato fin troppo prudente: in Germania, Dan ha venduto in tutto 16 milioni di copie, e in tutto il mondo 200 milioni. «Ma Dan Brown non esiste, diceva sempre Eco, è una mia invenzione, un personaggio del mio “Pendolo di Foucault”». Una battuta, Eco non era geloso che vendesse più di lui. 
Lei si sente uno scrittore o un autore di massa? è stata la domanda più cattiva.
«Voglio far divertire i miei lettori e dar loro da pensare». In “Origin” non troviamo il solito complotto, ordito magari dall’Opus Dei. Nelle 670 pagine si affronta il confronto tra scienza e religione, e si cerca di dare risposta alle eterne domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Non troverete la soluzione all’ultima pagina del thriller, e neanche nel prossimo che è quasi pronto.
 
Tutto è vero in “Origin” da noi pubblicato da Mondadori (25 euro), assicura l’autore, ogni opera d’arte, ogni strada, ogni citazione scientifica. «Prima di scrivere leggo a lungo, confida, ma non romanzi, solo saggi».
Il “Codice da Vinci” cominciava al Louvre di Parigi, “Origin” parte dal museo Guggenheim a Bilbao. «Dove ho soggiornato per mesi», assicura Brown, «conosco bene la Spagna». Preferisce non lasciare il New England dove vive, se non per documentarsi. A questo punto si sono scatenati i colleghi: non potrebbe per il prossimo romanzo prendere come sfondo il Guggenheim di Abu Dhabi? Oppure l’immenso palazzo di Ceuasescu a Bucarest? E a tutti, gentilmente ha risposto «why not?», perché no. 

«Il confronto tra scienza e religione l’ho vissuto a casa mia fin da bambino, rivela, mia madre suonava l’organo in chiesa, e mio padre era un matematico. Nella musica e nella matematica si sente la voce di Dio». Ma lui personalmente a che cosa crede? Una domanda scomoda a cui non ha risposto. «All’uomo servono sia quelli che credono sia quelli che non sono religiosi». E Dan ritorna alla sua infanzia. «A Natale trovavo sotto l’albero un indovinello, un enigma, che dovevo risolvere per trovare i miei regali. Era un vero spasso». E così grazie a Sankta Klaus gli è nata anche la passione per i thriller. Chissà, forse anche Dio si diverte con gli uomini ponendo loro un indovinello: esisto oppure no? Domani Dan Brown presenterà “Origin” al pubblico normale in un evento organizzato dalla tv, ma il privilegio costa 24,50 euro.
 
«Io sono ateo», risponde invece deciso Ken Follett, anche lui alla Buchmesse per il suo ultimo romanzo. «Non credo che in base alla propria fede si possa costruire un sistema, una religione».
Mai avuto dubbi, come il collega Dan? «A 18 anni ho smesso di credere e di dubitare e ho abbandonato la religione dei miei genitori, che erano protestanti. Ma di tanto in tanto ritorno in chiesa, attirato dall’architettura, e dalla musica». E questo lo avvicina a Brown.
L’ultima parte della sua trilogia, “La Colonna di Fuoco”, è ambientata nel XVI secolo, e vede la lotta sanguinosa tra cattolici e protestanti. In nome di Dio si muore, e si uccide. E alla Buchmesse le misure di
sicurezza sono straordinarie, per paura di un attentato dei fondamentalisti islamici, come a Londra, a Nizza, a Bruxelles, come al mercatino di Natale, lo scorso dicembre a Berlino.
La Buchmesse è riservata agli addetti ai lavori, ma domani e domenica sarà presa d’assalto dal pubblico normale. Sarà difficile perfino camminare tra gli stands, affollati come il metro nell’ora di punta.