Roma, 7 ottobre 2017 - C’è chi si piange addosso per molto meno. Bebe Vio, vent’anni, braccia e gambe amputate a undici anni a seguito di una meningite fulminante, è una ragazza coraggio, forte, positiva, allegra. Il suo viso è sempre illuminato da un sorriso aperto e sincero. Campionessa paralimpica di fioretto, oro alle Olimpiadi di Rio, debutta come conduttrice televisiva nel programma “La vita è una figata!”, in onda la domenica pomeriggio, alle 17.45, su Raiuno, per sei settimane, a partire da domani. Per il direttore di Raiuno, Andrea Fabiano, non un semplice programma «ma un manifesto: per il titolo, per il contenuto, per le storie». E, senza aspettare i responsi dell’auditel, già rivolge l’invito a Bebe a ripetere l’esperienza. Mentre il presidente del Comitato paralimpico, Luca Pancalli, sottolinea come un programma del genere, in cui vari ospiti (da Pif a Paola Turci, da Antonella Clerici a Oney Tapia), parlano senza reticenze con Bebe delle proprie ferite fisiche o psicologiche, sarebbe stato inimmaginabile vent’anni fa. 

Bebe, ora anche conduttrice televisiva?

«È stata un’esperienza bellissima. Quando Simona Ercolani, la stessa autrice di “Sfide”, me l’ha proposto, non ci volevo credere. Le ho detto, ma sei caduta così in basso? Da Alex Zanardi a me. All’inizio è stato un po’ difficile perché c’era un copione ma io non l’ho mai guardato. Allora mi raccontavano un po’ qualcosa e poi io mi lasciavo guidare dalla mia curiosità. È stato divertente, pazzesco, davvero scialla. Abbiamo registrato tutto prima dell’estate, lavorando tutti i giorni tanto, ma solo fino alle 17, perché poi dovevo andare agli allenamenti. A novembre, dal 7 al 12, a Roma, ci sono i mondiali».

Pensi di proseguire l’esperienza come conduttrice tv?

«È stato un bel gioco e per ora rimane un gioco. Adesso devo pensare alle cose serie, al mondiale. Poi voglio prendere la patente e iscrivermi all’università: mi interessa il mondo della comunicazione».

Lo sport ti interessa più della televisione?

«Non c’è niente che possa dare l’emozione e l’adrenalina di una gara. Partecipare alle Olimpiadi, poi, era stato sempre il mio sogno, da quando ero piccola. Sto già pensando alle prossime, a Tokio nel 2020». 

La vita è una figata, è una frase che ti aveva detto tuo padre?

«Sì, era un momento in cui non stavo benissimo, sia fisicamente sia mentalmente. Ero appena tornata a casa dall’ospedale, e avevo detto a mio padre di volermi suicidare. La parte più bella del programma è quando alla fine con l’ospite ci facciamo un selfie, io gli chiedo, allora la vita è una figata? E lui mi spiega perché sì, la vita è una figata».

Lo sport e la famiglia ti danno forza. E la fede?

«Ero molto credente. Da piccola ero negli scout, facevo la chierichetta. Poi mi sono chiesta spesso, perché proprio io? Alla scuola dei salesiani, don Pippo, sciallissimo, mi ha domandato, quali sono le cose belle per te? Lo sport e la famiglia. E allora, mi ha detto, vedi Dio in queste cose belle. Mi sono creata un po’ una mia religione». 

Che effetto ti fa ricevere tanti complimenti, essere considerata un esempio?

«È strano. Ma poi ci sono i miei genitori e tutte le persone che mi sono più vicine che mi riportano con i piedi per terra, che mi fanno notare tutte le gaffes che commetto e mi dicono, ora testa bassa e lavorare. Però devo stare attenta perché i bambini mi guardano, e ai giovani e ai bambini ci tengo. L’altro giorno un bambino mi ha detto, da grande voglio essere Bebe Vio. Io non vorrei mai vedere Zanardi o Valentina Vezzali ubriachi. E allora cerco di essere l’esempio che io vorrei ricevere».