Roma, 12 agosto 2017 - Andare in pensione anticipata, con 63 anni e 20 di contributi, pagando una rata sul prestito. Un'opportunità che dovrebbe diventare praticabile al rientro dalle ferie, dal momento che il decreto sull'Anticipo pensionistico (Ape) volontario è pressoché pronto con un testo modificato per raccogliere diverse osservazioni del Consiglio di Stato

Tra i suggerimenti c'è il riconoscimento della retroattività della misura, a partire dal 1° maggio per chi ne abbia i requisiti e lo domandi. Su questo il governo è al lavoro per inserire la clausola, ultimo nodo da sciogliere prima di chiudere il provvedimento, che dovrebbe essere firmato a giorni, per diventare operativo a settembre. 

Il Governo avrebbe accolto molte delle osservazioni, dalla previsioni di canali di assistenza al pubblico alla determinazioni di criteri che rendano chiari contratti. È stata recepita anche la richiesta dell'introduzione di strumenti di mediazione e di conciliazione. Guardando ai capisaldi dell'Ape volontaria, chi ne ha io requisiti può ottenere un prestito corrisposto in quote mensili per dodici mensilità e fino alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia. La restituzione del prestito avviene a partire dalla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, con rate di ammortamento mensili per una durata di venti anni. Il prestito è coperto da una polizza assicurativa obbligatoria per il rischio di premorienza, assistita, in ultima istanza, dalla garanzia dello Stato. 

Intanto, mentre la politica discute sul blocco dell'adeguamento all'aspettativa di vita, dalle tabelle contenute nel rapporto della Ragioneria generale dello Stato emerge che - se nulla cambierà - dal 2019 anche la pensione anticipata slitterà di 5 mesi, per effetto dell'adeguamento automatico. Il requisito passerebbe per gli uomini da 42 anni e 10 mesi a 43 anni 3 mesi, mentre per le donne si porterebbe da 41 anni e 10 mesi a 42 anni e 3 mesi.

In termini di spesa previdenziale l'impatto più forte arriva proprio da quella che una volta era chiamata anzianità, mentre pesa meno - in termini economici - il rialzo dell'età relativo all'uscita per vecchiaia (come noto aumenterebbe a 67 anni da 66 anni e 7 mesi). Il tutto in attesa che l'Istat renda disponibile il dato definitivo sull'aspettativa di vita tra il 2014 e il 2016 che dovrebbe arrivare a fine ottobre. 

Proprio su questo teme interviene il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano del Pd. "Sia l'Ape social che quella volontaria scadono a fine 2018, subito dopo, a partire dal 2019, scatterebbe l'aumento di cinque mesi per l'età di uscita", fa notare il deputato. "In ogni caso - aggiunge - se, come auspico, l'Ape dovesse essere confermata oltre la fase di sperimentazione, la conseguenza sarebbe uno slittamento di cinque mesi» dei requisiti per accedere al pensionamento anticipato: «da 63 anni a 63 anni e 5 mesi". Per Damiano "tutto questo è altamente contradditorio: tutta la materia andrebbe ridefinita, agendo sull'età pensionabile, con un rallentamento dell'adeguamento all'aspettativa di vita, o dal lato dell'Ape, mantenendo fermi i 63 anni).