Roma, 10 marzo 2017 -  Se all'Inps la metà dei grand commis si porta a casa 239mila euro annui, non se la passano tanto peggio i super burocrati dell’Inail. I 28 dirigenti «di livello generale» dell’Istituto per la tutela degli infortuni hanno, infatti, retribuzioni annue sui 215-220mila euro in media. A non meno di 110-113 mila euro circa si collocano, poi, i quasi 200 dirigenti di seconda fascia. Mentre a 240mila, anzi a 239.995 euro, arriva il direttore generale, Giuseppe Lucibello, che, però, ha dovuto rinunciare ai 50mila euro in più che prendeva fino a metà 2014, quando è scattata la tagliola imposta ai manager pubblici.

IN OGNI caso, tra i due più grandi enti del welfare italiano, il primato della «trasparenza» spetta di sicuro all’istituto per la tutela degli infortuni. E così se Tito Boeri ha fatto delle «porte aperte» lo slogan della sua gestione, salvo lasciare a desiderare per la trasparenza delle retribuzioni dei suoi più di 40 manager, il meno noto numero uno dell’Inail, Massimo De Felice, raggiunge livelli sicuramente più avanzati per quel che riguarda la pubblicazione online di stipendi, curriculum, dichiarazioni patrimoniali e fiscali dei dirigenti della struttura.

Basta navigare sul sito www.inail.it, nella sezione «amministrazione trasparente», e si scopre che i dati sono aggiornati al 2016 e non fermi al 2015 (come per l’Inps) e che, per ciascun grand commis sono presenti anche altri documenti, oltre quelli richiesti dalla legge del 2013.

Inail, i mega stipendiMa, al netto del bonus «buona trasparenza», gli stipendi dei super burocrati Inail sono comunque d’oro come quelli dei loro colleghi dell’Inps.

A PARTE il direttore generale, a guidare la classifica delle ricche buste paga è Giuseppe Mazzetti, capo del personale dell’istituto, con circa 237mila e 500 euro. Un primato che deteneva anche negli anni precedenti. Seguono: Stefano Tomasini, direttore centrale dell’organizzazione digitale, a quota 228mila e 800 euro, Luigi Sorrentini, alla guida della struttura delle prestazioni socio-sanitarie, con circa 226mila euro, e Mario Longo, direttore regionale dell’Emilia-Romagna, a poco meno di 225mila. Alessandro Barletta e Alessandro Crisci, a circa 220mila euro, sono andati via in corso d’anno. La maggior parte dei dirigenti sta comunque tra i 210 e i 217mila euro: da Agatino Cariola a Ciro Danieli, da Carlo Gasperini a Alessandra Lanza, da Giovanni Asaro a Daniele Leone, da Massimiliano Mariani a Antonella Onofri, da Giovanni Paura a Daniela Petrucci, da Ester Rotoli ad Antonio Traficante. Pochi altri, infine, stanno tra i 185 e i 200mila euro.

A DIFFERENZA dell’Inps, almeno in Inail la cosiddetta retribuzione di risultato appare distribuita in maniera meno standardizzata e meno uniforme: di certo, chi sta alla sede centrale ottiene comunque un premio retributivo più consistente di chi opera in periferia. Passando ai dirigenti di seconda fascia, i quasi 200 in servizio in Inail hanno compensi annui medi annui intorno ai 114 mila euro, con una distribuzione, però, di fatto a pioggia della quota retributiva legata ai risultati: la stragrande maggioranza ottiene circa 23-25 mila euro l’anno.

A CONTI fatti, tanto in Inps quanto in Inail, la retribuzione di risultato è diventata una parte fissa dello stipendio nel corso degli anni. Una parte di platino, a giudicare dalla sua consistenza. A prescindere dai risultati individuali realmente conseguiti: basterebbe scorrere una scheda-obiettivi e una scheda di valutazione per verificarlo.

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