Torino, 29 novembre 2017 - Non voleva parlare, poi Elsa Fornero è stata un fiume in pieno per un’ora e un quarto. Con tanto di lacrime – meno, rispetto a quel giorno in Parlamento - , quando gli esodati ieri sera le hanno raccontato ciò che la sua riforma del dicembre 2011 è costata loro. 

Alla fine del film 'L’esodo' - al quale l'ex ministro ha assistito alla Cascina Roccafranca, invitata dal regista Ciro Formisano e dalla interprete Daniela Poggi - è intervenuto sia chi è già salvo, ad esempio Carlo Filippa, che però ha pianto ricordando la sua odissea, sia chi ormai non ha più nulla e deve aspettare altri otto anni perché non è compreso nelle otto salvaguardie, come Gabriella Stojan.

Ma c’erano anche altri caduti nel capestro della riforma che hanno lottato a fondo nei comitati per avere quanto a loro spettava, seppur in ritardo, e hanno scoperto che in fondo chi ha firmato la legge non sapeva troppo della loro situazione e forse non ne ha ancora preso coscienza.

Il dramma degli esodati è stato l’iceberg fra i vulnus della riforma Fornero, ma la professoressa torinese, che fu ministro del Lavoro, della Previdenza sociale e delle Pari opportunità nel governo Monti (16 novembre 2011-28 aprile 2013), chiede scusa solo per 'casi personali', non per la situazione generale: "In quel momento dovevamo sostituire la politica che aveva illuso l’Italia – racconta accorata affiancata da suor Giuliana Galli -, in venti giorni abbiamo dovuto mettere mano ai conti pubblici e la riforma delle pensioni ci era stata chiesta dall’Europa. Per evitare l’arrivo della Troika abbiamo agito per il bene degli italiani”.

Ma quegli esodati sono pronti a dire che così non è stato. La prima valutazione dell’Inps, presieduto al tempo da Antonio Mastrapasqua, era di 392mila persone, al termine delle otto salvaguardie sono state sanate 150mila posizioni e almeno 6mila ex lavoratori – licenziati o usciti al lavoro con accordi e patti poi non rispettati - sono ancora fuori. "Io ho salvato 130mila persone – si è giustificata la Fornero -, perché la politica non ha completato l’opera? Ha avuto sei anni per farlo e non lo ha fatto, segno che non vuole. Noi abbiamo dovuto imporre una norma che impedisse il default del Paese che era stato vittima di promesse non rispettate".

Ma nei presenti si è avuta la netta sensazione che la professoressa Fornero non avesse ben compreso fino in fondo quale era la situazione, visto che ha cominciato a stringere mani e dire parole di conforto alle persone colpite, mentre Daniela Poggi fin sulla porta le ha chiesto se avesse capito “che problemi aveva creato a tante famiglie” con la sua manovra. L’ex ministro non ha voluto esprimere un giudizio definitivo sul film: "Ci devo pensare", ma ha accusato il regista di "aver voluto vincere facile: Formisano ha raccontato una storia drammatica, quella di Francesca costretta a mendicare, ma non ha voluto ascoltare la mia voce. E poi mi ha rappresentata, anche se di spalle, mostrando due gambe molto più tozze delle mie che potete vedere come sono. Io sono distrutta, ma ritengo che non avevo altre possibilità. E poi la politica non mi aiutato, anzi, anche i colleghi tecnici mi hanno scaricata e la riforma Monti-Fornero è rimasta solo Fornero. E con me è stato più facile prendersela perché non ho nessuno alle spalle. Forse ho comunicato male le cose, ma quello che abbiamo fatto ha salvato l’Italia".

La notte deve avere portato consiglio all’ex ministro, che stamani ha scritto al regista: "Ho apprezzato il suo film, ma doveva chiamarmi".