di Luca Talotta Milano Era il 19 gennaio del 2020, una data che i tifosi milanisti hanno ben impressa nella mente: quel giorno, di fronte ai 60mila di San Siro, Theo Hernandez entrò nel cuore del tifo del Milan. Siglando il gol del momentaneo 2-1 all’Udinese, prima della rete di Lasagna e di Rebic in pieno recupero che sancirono il 3-2 finale. Ma soprattutto il laterale francese, che già aveva ben impressionato, sancì la sua supremazia sulla fascia mancina rossonera inebriando i cuori e le menti di chi, da quelle parti, ancora viaggiava di ricordi per i vari Maldini,...

di Luca Talotta

Milano

Era il 19 gennaio del 2020, una data che i tifosi milanisti hanno ben impressa nella mente: quel giorno, di fronte ai 60mila di San Siro, Theo Hernandez entrò nel cuore del tifo del Milan. Siglando il gol del momentaneo 2-1 all’Udinese, prima della rete di Lasagna e di Rebic in pieno recupero che sancirono il 3-2 finale. Ma soprattutto il laterale francese, che già aveva ben impressionato, sancì la sua supremazia sulla fascia mancina rossonera inebriando i cuori e le menti di chi, da quelle parti, ancora viaggiava di ricordi per i vari Maldini, Serginho e chi più ne ha, più ne metta. E stasera si torna in campo, di fronte ancora l’Udinese. Ma se in quella sfida di quasi due anni fa Theo Hernandez era padrone indiscusso della sua zolla di campo e viaggiava ad altissimi giri, oggi le cose sono diametralmente cambiate: nonostante la convocazione in nazionale e la vittoria della Nations League con la sua Francia, il laterale transalpino sembra solo la copia sbiadita di quel giocatore tanto ammirato e osannato nelle prime due stagioni in rossonero. E a suffragare questa tesi sono i numeri: stagione 20192020, 36 presenze con sette reti e cinque assist. In quella successiva, 45 gettoni con otto gol e altrettanti passaggi decisivi. Quest’anno il nulla o quasi: 18 presenze, una sola marcatura (contro il Venezia) e cinque assist. Poco, troppo poco per un giocatore dalle sue qualità, sul quale si sono mossi già da tempo i grandi club d’Europa (Paris Saint-Germain e Manchester City su tutti) ma che il Milan non ha nessuna intenzione di cedere: non a caso sono partite le prime discussioni con Garcia Quilon, il suo agente, per prolungare l’attuale contratto in scadenza nel 2024 fino al 2026, con naturale adeguamento dell’attuale stipendio del giocatore (oggi fermo a 1,5 milioni all’anno). Di certo, però, dal canto suo Theo Hernandez è chiamato a dare segnali convincenti in campo. Perché mai come in questo momento il Milan ha bisogno delle sue sgroppate in fascia, ma anche di maggiore attenzione in fase difensiva: "Può diventare il miglior terzino sinistro del mondo" disse di lui un giorno un certo Paolo Maldini, che in quanto a terzini sinistri qualcosa sa. Ma le sue ultime prestazioni sono state poco convincenti: vero, molto ha fatto anche il covid; non è un caso che tutti i giocatori che rimangono fermi a causa del virus fatichino enormemente a tornare a regime, ma per Theo Hernandez ora è tempo di dare la scossa. È come se dal 3 ottobre, giorno di Atalanta-Milan 2-3 (suo l’assist del momentaneo 0-3 di Leao) Theo si sia spento: due gare saltate causa covid (contro Verona e Bologna) poi una serie di prestazioni poco convincenti, condite da errori grossolani in difesa e dalla sciocca espulsione contro la Roma che lo costrinse a guardare da divano il derby contro l’Inter. Il tempo stringe, Pioli ha bisogno del miglior Theo Hernandez già a partire da oggi.