di Mattia Todisco La seconda Nations League della storia la vince la Francia. Chissà che non sia l’ultima, visti gli effetti che un eventuale Mondiale ogni due anni potrebbe avere sulle competizioni. L’Italia guarda e si mangia le mani, nel vedere i cugini d’Oltralpe che alzano il trofeo dopo aver battuto 2-1 la Spagna, passata avanti e rimontata. L’accoglienza di San Siro, i cui spettatori avrebbero voluto vedere un azzurro sulle maglie sostituito dal rosso iberico e dal blu francese, è quella di chi non riconosce un padrone di...

di Mattia Todisco

La seconda Nations League della storia la vince la Francia. Chissà che non sia l’ultima, visti gli effetti che un eventuale Mondiale ogni due anni potrebbe avere sulle competizioni. L’Italia guarda e si mangia le mani, nel vedere i cugini d’Oltralpe che alzano il trofeo dopo aver battuto 2-1 la Spagna, passata avanti e rimontata. L’accoglienza di San Siro, i cui spettatori avrebbero voluto vedere un azzurro sulle maglie sostituito dal rosso iberico e dal blu francese, è quella di chi non riconosce un padrone di casa.

Fischi agli inni, cori di scherno: "I campioni dell’Europa siamo noi". Evidentemente c’è chi il biglietto lo ha acquistato prima dell’esito delle semifinali. Rispetto alla vittoria contro l’Italia, Luis Enrique sceglie Eric Garcia per Pau Torres in difesa e Rodri per Koke a centrocampo. Quest’ultimo cambio è necessario per contenere la maggiore fisicità dei francesi, la cui esuberanza è complicata da contrastare. La filosofia resta quella del tocco di prima, dell’uscita rapida, contando poi sulla buona vena degli elementi più offensivi. La gara potrebbe cambiare dopo 5’ su una verticalizzazione di Pogba che coglie Benzema solo davanti a Unai Simon, l’azione sfuma, ma ci sarebbe stato da discutere al Var sul possibile fuorigioco. Ritmi e qualità sono alti, sebbene il taccuino resti povero di annotazioni. I portieri fanno da spettatori. In tutta la prima frazione si conta un tiro in porta, innocuo, da parte della Spagna. Zero per la Francia, nonostante la batteria offensiva, con qualche dubbio per un tocco di mano in area di Koundé su cross dalla sinistra (Taylor e il Var lasciano giocare).

A un passo da fine primo tempo c’è il forfait di Varane che lascia spazio a Upamecano, un avvicendamento che pesa sulle sorti del match una volta superata l’ora di gioco. Le emozioni mancate in precedenza si sommano in pochi giri di lancette: traversa di Theo Hernandez al 64’, gol di Oyarzabal su errore proprio di Upamecano un minuto dopo, splendido destro a giro di Benzema all’incrocio per il pari quando il cronometro dice 66. Chi continua a deludere è Mbappé. Spreca, sbuffa. Sbaglia quel che il talento dovrebbe impedirgli di fallire. Fino a che l’occasione è troppo ghiotta: solo davanti a Unai Simon, forse in offside, ma con un tocco di Azpilicueta che lo rimette in gioco. Nemmeno in serate buie si può mancare un appuntamento così. Lloris blinda il successo con due grandi parate. Alla Spagna resta l’orgoglio di aver conteso il trofeo fino all’ultimo con una squadra dall’età media molto bassa, di fronte a una corazzata che tra un anno difenderà il titolo di campione del mondo.

Coi ragazzi di Luis Enrique ci sarà ancora da fare i conti.