La Juve sembra uscita dall’incubo: in campionato è la terza vittoria di fila dopo quelle con Spezia e Samp, la settimana scorsa poi il successo col Chelsea in Champions
La Juve sembra uscita dall’incubo: in campionato è la terza vittoria di fila dopo quelle con Spezia e Samp, la settimana scorsa poi il successo col Chelsea in Champions
di Paolo Grilli Questa non sarà mai una Juve che incanterà i suoi tifosi, si è già capito. Ma ormai la risintonizzazione coi loro cuori è completa. Dopo il colpaccio con il Chelsea, la vittoria in un derby più che sofferto, portato dalla propria parte con le armi che più le sono consone: l’improvvisa verticalizzazione, la compattezza nella propria metà campo, la feroce concentrazione. Il Toro non ha affatto demeritato, ieri. Ma neppure si è reso davvero pericoloso, se si eccettua il colpo di testa di Lukic lasciato colpevolmente solo su una rimessa laterale. La Signora ha avuto il pieno controllo...

di Paolo Grilli

Questa non sarà mai una Juve che incanterà i suoi tifosi, si è già capito. Ma ormai la risintonizzazione coi loro cuori è completa. Dopo il colpaccio con il Chelsea, la vittoria in un derby più che sofferto, portato dalla propria parte con le armi che più le sono consone: l’improvvisa verticalizzazione, la compattezza nella propria metà campo, la feroce concentrazione.

Il Toro non ha affatto demeritato, ieri. Ma neppure si è reso davvero pericoloso, se si eccettua il colpo di testa di Lukic lasciato colpevolmente solo su una rimessa laterale. La Signora ha avuto il pieno controllo del match, che in avvio ha regalato le due fiammate di Kean e McKennie a rappresentare i rapporti di forza della stracittadina. Anche nella ripresa, Alex Sandro si è visto negare un gol da Milinkovic e Kulusevski ha colto un palo a tempo scaduto. Fanno quattro innegabili palle gol, in aggiunta a quella che Locatelli ha fatto fruttare nel finale per i tre punti: non male, per una squadra priva di Dybala e Morata e pure votata – in maniera evidente – a un gioco attendista più che alla ricerca della bella geometria e del ricamo.

Poi, è la classe a fare la differenza in molti casi. Ieri è stato il fattore che ha finito per catapultare i granata nella buia stanza dei rimpianti. Chiesa, fino all’86’ quasi invisibile dopo le meraviglie di Champions, ha avuto la lucidità di imbeccare Locatelli; e Manuel, ormai idolo bianconero, ha ribaltato la propria gara fatta di sportellate e anche parecchi errori con un colpo d’autore in buca d’angolo che ha gelato l’Olimpico. Allegri non fa mistero di puntare molto più sulla qualità dei suoi che su astruse e cervellotiche strategie. Ed è un maestro a spremere il meglio dai campioni che si ritrova a dirigere.

Lo 0-1 del derby deve fare gioire doppiamente i bianconeri. E’ la seconda gara senza subire gol, dopo quella de luxe di Coppa, e il primo ’clean sheet’ in campionato interrompendo la serie di venti partite con la propria porta violata. Arriva poi la terza vittoria in campionato, sempre con un solo gol di scarto. Non sono statistiche che fanno gridare certo al miracolo, ma l’umore plumbeo si è dissolto dopo un inizio di campionato disastroso e disseminato di dubbi.

Allegri sta riportando i suoi nella scia delle altre big, almeno emotivamente, e il rientro sui binari giusti sta avvenendo però con un tasso non indifferente di esperimenti. Rabiot esterno, Chiesa centravanti puro, Bernardeschi che slitta da esterno a trequartista, solo per citare quelli visti ieri. Un segno di grande fiducia nella squadra. Con il rientro di Arthur, Dybala e Morata dopo la sosta e la possibilità di schierare anche Kaio Jorge, in campo ieri per la prima volta, le opzioni per il tecnico diventano pressoché infinite.

Ma c’è pure da far decollare Kean. Forse l’unica nota negativa di ieri, tra tanti sorrisi ritrovati. Moise è stato ieri convocato nell’Italia al posto di Immobile infortunato: chissà che non sia l’azzurro a dargli una motivazione extra dopo un avvio di stagione senza effetti speciali.