dall’inviato Leo Turrini A questo punto, quasi quasi sarebbe il caso di inoltrare una petizione al comitato olimpico internazionale. Infatti, in tempi non sospetti, il Cio aveva provveduto a far sapere che il karate non sarebbe stato inserito nel programma delle gare di Parigi nel 2024. In buona sostanza, qui in Giappone era stata accordata una concessione in segno di rispetto per una tradizione orientale fortissima. Bene, anzi, male. Noi italiani, dicevo...

dall’inviato Leo Turrini

A questo punto, quasi quasi sarebbe il caso di inoltrare una petizione al comitato olimpico internazionale. Infatti, in tempi non sospetti, il Cio aveva provveduto a far sapere che il karate non sarebbe stato inserito nel programma delle gare di Parigi nel 2024. In buona sostanza, qui in Giappone era stata accordata una concessione in segno di rispetto per una tradizione orientale fortissima.

Bene, anzi, male. Noi italiani, dicevo all’inizio, dovremmo unirci a chi reclama la permanenza di questa disciplina nei Giochi.

Non bastava, infatti, la bella medaglia di bronzo della genovese Bottaro nella versione, diciamo così, “contemplativa” del karate, cioè l’esibizione senza scontro fisico. Adesso è arrivato il gioiello dorato di Gigi Busà, trentatré anni portati magnificamente. Siciliano di Avola, Gigi si è innamorato del karate da ragazzo. Pare avesse promesso alla madre quello che è accaduto sulla materassino del Budokan, un impianto che a Tokyo è un luogo sacro, venerato dai fans del sumo e delle arti marziali. E alla mamma è stato dedicato quell’urlo, "ce l’ho fatta!", che ha sigillato l’impresa. Poiché il karate ha una sua nobiltà spirituale destinata a sfuggire a noi profani, alla vigilia tutto era stato raccontato in stile Ali-Frazier.

Per capirci. Nella categoria fino a 75 chilogrammi, c’erano due fenomeni. Due contendenti uniti da una profondissima stima reciproca, ma separati dalla esigenza di prevalere l’uno sull’altro. Con l’italiano, ecco l’azero Rafael Aghayev. Tertium non datur, dicevano i latini. Non c’è trippa per gli altri concorrenti.

In verità, la giornata dell’azzurro non era cominciata benissimo, ma poi il siciliano ha ritrovato lo smalto dei giorni migliori e fatalmente tutto si è incanalato verso lo sbocco preventivato. Sarebbe stato lo scontro con il tradizionale nemico, con Aghayev, a determinare l’epilogo.

È andata: Busà è stato perfetto negli istanti che erano destinati a spostare a suo favore il peso della bilancia. Ha vinto, portandosi dentro le sofferenze di un periodo difficilissimo.

"Forse un giorno racconterò cosa ho passato anche io con le palestre chiuse – ha mormorato–. E’ stato tutto magico, avrò una storia incredibile da raccontare al mio rientro in Italia".

Nel frattempo, si raccolgano firme. Noi italiani karateki vogliamo questo sport anche a Parigi 2024, perbacco!