Alvaro Morata, 29 anni: ieri ha segnato il decimo e l’undicesimo gol in campionato, sono 20 in totale nella stagione del suo ritorno in bianconero
Alvaro Morata, 29 anni: ieri ha segnato il decimo e l’undicesimo gol in campionato, sono 20 in totale nella stagione del suo ritorno in bianconero
di Gianmarco Marchini Dopo essere stata con i pensieri in Superlega e i piedi in Europa League, la Juventus si ritrova in Champions. Sale sull’ultimo, disperato treno, ma deve mettere la testa fuori dal finestrino e ringraziare chi è sceso per fargli posto: il Napoli di Gattuso. Gli ultimi novanta minuti salvano una stagione in cui i bianconeri hanno spesso vagato a vuoto e dove, forse, avrebbero meritato più degli altri contendenti il quinto posto, non fosse altro per il percorso con tanti bassi e pochi alti. Ma il merito, forse il più grande in questi mesi, di Chiellini e compagni è stato quello di crederci quando...

di Gianmarco Marchini

Dopo essere stata con i pensieri in Superlega e i piedi in Europa League, la Juventus si ritrova in Champions. Sale sull’ultimo, disperato treno, ma deve mettere la testa fuori dal finestrino e ringraziare chi è sceso per fargli posto: il Napoli di Gattuso.

Gli ultimi novanta minuti salvano una stagione in cui i bianconeri hanno spesso vagato a vuoto e dove, forse, avrebbero meritato più degli altri contendenti il quinto posto, non fosse altro per il percorso con tanti bassi e pochi alti. Ma il merito, forse il più grande in questi mesi, di Chiellini e compagni è stato quello di crederci quando sarebbe stato più facile gettare la spugna, coperti dalla retorica di un ciclo fisiologicamente chiuso.

Invece, a pochi passi dal rendere sportivamente drammatico il bilancio, gli ex campioni d’Italia hanno ritrovato la retta via Emilia. Una strada lastricata di speranze, soprattutto quelle di Andrea Pirlo di salvare la panchina dopo aver salvato la faccia. L’impresa resta ancora eccezionale, ma sembra meno impossibile di quanto non lo fosse due settimane fa, dopo quei tre pugni in faccia ricevuti dal Milan.

Sulla strada che dal Mapei Stadium porta al Dall’Ara, l’aspirante maestro ha costruito una difesa credibile in un processo dalla sentenza (quasi) scontata. A Reggio Emilia ha trovato i due trofei paracadute - Supercoppa e Coppa Italia - e una vittoria con il Sassuolo decisiva per l’umore proprio perché successiva all’incontro col Diavolo. Poi, ieri, a Bologna, ecco i tre punti che servivano per tenere viva la speranza Champions.

Non è più una speranza, è una realtà: i bianconeri giocheranno anche il prossimo anno nell’Europa più nobile, dopo aver tentato di restarne fuori sia sul campo che nelle stanze segrete del potere. E, invece, la giocherà ancora quella Coppa a lei dannata, pur non essendo chiaro quanti dei protagonisti di ieri sera al Dall’Ara ci saranno ancora allo start della prossima stagione. A cominciare dal tecnico, appunto, su cui incombono tanti fantasmi. Pesanti, come quelli di Zidane e Allegri, legati però a doppio filo con le sorti di Madrid: Max è dato come primo nome per il dopo Zizou che, a sua volta, balla tra i sogni di Andrea Agnelli e i soldi della federazione francese, pronta a coprirlo d’oro per dargli il trono di Deschamps.

In dubbio anche il futuro di Ronaldo che ieri ha guardato tutta la gara dalla panchina: dicono che fosse stanco, ma la realtà è che Pirlo - come forse quelli che lo hanno preceduto a Torino - trova meglio la via del gioco senza passare nel traffico del portoghese. Ci saranno sicuramente a difendere questa Champions e a ridare l’assalto all’Inter, i vari Chiesa e Kulusevski, scatenati ieri nello sbriciolare i rossoblù, e imprescindibili nella Juve del futuro. Così come difficilmente il tecnico che arriverà si vorrà privare di un Morata arrivato a una maturità importante. Quel che è certo è che i bianconeri di domani ripartiranno dalle fondamenta della difesa, impostando sul muro De Ligt tutta l’impalcatura. Il cantiere è riaperto, rimpolpato dai 50 milioni in arrivo dalla Champions: c’è giusto da decidere il direttore dei lavori.