di Angelo Costa "Ma ho fatto io tutte queste cose?". Riguardando il suo 2020 in bici, Filippo Ganna quasi fatica a tenere il conto: prima il quarto mondiale nell’inseguimento in pista, a seguire il tricolore e la maglia iridata nella crono, la prima di un italiano, infine un trionfale Giro d’Italia, con quattro tappe vinte e due giorni in rosa. Stagione irresistibile, chiusa in anticipo sul previsto: a novembre il missile azzurro si è preso il Covid, un mese blindato in casa e niente Europei della pista. Nel bene come nel male, non si è negato nulla. Uomo dell’anno, nessun dubbio: a 24 anni, il granatiere di Vignone, sponda piemontese del lago Maggiore, si è caricato sulle spalle il ciclismo italiano. Può farlo anche nel 2021, dove coltiva più di un sogno: il principale è l’Olimpiade di Tokyo. Dove punta a una medaglia col quartetto in pista e nella crono individuale,...

di Angelo Costa

"Ma ho fatto io tutte queste cose?". Riguardando il suo 2020 in bici, Filippo Ganna quasi fatica a tenere il conto: prima il quarto mondiale nell’inseguimento in pista, a seguire il tricolore e la maglia iridata nella crono, la prima di un italiano, infine un trionfale Giro d’Italia, con quattro tappe vinte e due giorni in rosa. Stagione irresistibile, chiusa in anticipo sul previsto: a novembre il missile azzurro si è preso il Covid, un mese blindato in casa e niente Europei della pista. Nel bene come nel male, non si è negato nulla.

Uomo dell’anno, nessun dubbio: a 24 anni, il granatiere di Vignone, sponda piemontese del lago Maggiore, si è caricato sulle spalle il ciclismo italiano. Può farlo anche nel 2021, dove coltiva più di un sogno: il principale è l’Olimpiade di Tokyo. Dove punta a una medaglia col quartetto in pista e nella crono individuale, oltre alla prova su strada. Si è già messo all’opera, allenandosi fino a Natale al caldo delle Canarie, prima tappa di un percorso che prevede il debutto a fine gennaio in Argentina con la Nazionale e a maggio il Giro.

Ganna, che anno è stato?

"Parlando di sport, divertente. Sono molto orgoglioso di ciò che sono riuscito a fare, è stato come scrivere una letterina a babbo Natale e aver trovato sotto l’albero più di quanto desiderassi. Sono felice".

Il momento più bello?

"In un anno a due facce come questo, quando sono tornato negativo e ho ritrovato un po’ di normalità. Lo sport è importante, ma fino a un certo punto".

E’ diventato testimonial della lotta al Covid.

"In questa storia siamo tutti in ballo e ognuno deve dare il suo contributo. Se chi non rispetta le regole provasse cosa significhi non avere ossigeno, ci penserebbe due volte prima di non usare la mascherina".

Ripercorrendo il suo 2020 in bici: il Mondiale a cronometro?

"Ho avvertito la sensazione di aver fatto qualcosa di storico: il primo italiano a vincere questo titolo, nel mio Paese. Ma resto con i piedi in terra. La strada per confermarmi è molto lunga, servono profilo basso e tanto lavoro".

Il Giro d’Italia?

"Non mi aspettavo tanto. L’obiettivo era partir bene, vincere la crono a Palermo e prendere la maglia. Non avevo altre idee, temevo pure di fare dieci giorni e ritirarmi…".

Oltre a vincere tutte le tre crono, ha firmato l’impresa sulla Sila.

"Giornata pazzesca, ho sorpreso anche me stesso. Essere in un team che è come una famiglia ti dà quella grinta che a volte non trovi. La giornata migliore è stata a Valdobbiadene, nella crono mi sono sentito super. Ma come emozione scelgo Milano: ho vinto io, il mio amico Geoghegan Hart ha vinto il Giro. Mi girava la testa per la felicità".

Sul trofeo del Giro un giorno ci sarà anche il suo nome?

"Un Ganna c’è già, Luigi, il primo vincitore: non siamo parenti. Mi piacerebbe provare a vincere questa corsa fantastica, ma servirebbe un percorso con tanta crono e poche salite".

Moser la vede pronto per il record dell’ora.

"Calma, una cosa per volta: ci penserò al momento giusto. Se gli darò l’assalto, lo farò a livello del mare".

Quali sono i suoi limiti?

"Non lo so nemmeno io. C’è chi esplode subito e chi come me ha bisogno di tempo: la squadra me lo sta concedendo".

Chi è Pippo Ganna?

"Un ragazzo normale, legato alla famiglia: ora vivo ad Ascona, in Canton Ticino, ma sono spesso a casa dai miei. Amo la quiete, la natura, i miei cani. E se ci sono da fare lavoretti manuali, non mi tiro indietro".

E’ l’uomo delle due Carlotte…

"Una è mia sorella ‘Lotti’, vent’anni, studentessa di ingegneria edile-architettura al Politecnico: siamo molto legati. L’altra è la mia fidanzata, coetanea, studi nel settore commercialistico: insieme da cinque anni, quando sono con lei il ciclismo resta fuori".

Poi ci sono mamma Daniela e papà Marco, il ‘tedesco’.

"Uomo tosto e leale. Da ex atleta (olimpico a Los Angeles ’84 nella canoa, ndr) mi ha insegnato il rispetto dell’avversario e l’importanza dell’allenamento".

Di cosa ha bisogno il ciclismo italiano?

"Che i giovani crescano bene: i risultati arriveranno".

Come lo vede il suo 2021?

"Intenso. Se il calendario sarà rispettato, correrò parecchio. Mi mancheranno famiglia e fidanzata".

Potrebbe essere un anno d’oro...

Intanto speriamo che a Tokyo si gareggi: quando avremo la certezza che i Giochi si faranno, studieremo un piano di avvicinamento più dettagliato. Se invece saremo costretti a vivere alla giornata, punterò a tutto (ride, ndr): nel 2020 ha funzionato…"

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