di Paolo Grilli Ipotizzando di poter entrare nella mente di Cristiano Ronaldo, è facile presumere che non veda l’ora che finisca questo marzo pazzerello. Un mese che, per la verità, gli ha riservato più scrosci che solari successi. E i nuvoloni scuri non sembrano poi volersi scostare dai suoi orizzonti. L’ultimo episodio capitato a CR7 ben esemplifica le attuali difficoltà del fuoriclasse della Juve nel dettare legge sul campo. Che il pallone scagliato da Cristiano nel recupero di Serbia-Portogallo avesse oltrepassato la linea di porta prima dell’intervento di Mitrovic, tutto il mondo l’ha visto. La rete avrebbe dato la vittoria ai lusitani. Peccato che, senza il Var a disposizione...

di Paolo Grilli

Ipotizzando di poter entrare nella mente di Cristiano Ronaldo, è facile presumere che non veda l’ora che finisca questo marzo pazzerello. Un mese che, per la verità, gli ha riservato più scrosci che solari successi. E i nuvoloni scuri non sembrano poi volersi scostare dai suoi orizzonti.

L’ultimo episodio capitato a CR7 ben esemplifica le attuali difficoltà del fuoriclasse della Juve nel dettare legge sul campo. Che il pallone scagliato da Cristiano nel recupero di Serbia-Portogallo avesse oltrepassato la linea di porta prima dell’intervento di Mitrovic, tutto il mondo l’ha visto. La rete avrebbe dato la vittoria ai lusitani. Peccato che, senza il Var a disposizione nei gironi di qualificazioni a Qatar 2022, gli unici a non accorgersene siano stati l’arbitro e i suoi assistenti, privi anche del dispositivo della goal line technology. E allora il gesto plateale di Ronaldo, con quella fascia da capitano tolta e buttata a terra, pare persino comprensibile dopo essere stato vittima del paradosso di una tecnologia che a tutto serve, tranne che a decretare un gol fatto e finito. E così per Cristiano è anche arrivata la quarta gara di fila senza reti col Portogallo, fatto quasi anomalo, e i gol con la nazionale che rimangono inchiodati a quota 102, con l’iraniano Ali Daei ancora a +7 in cima ai recordman della storia.

Giocare col suo Portogallo non è servito insomma a lenire i dolori patiti di recente da CR7 con la Juve. L’eliminazione in Champions contro il Porto è stato un doppio choc, sollevando drammaticamente una marea di dubbi sulla consistenza della squadra di Pirlo, ma anche sull’effettiva utilità di Cristiano in bianconero: partendo per ogni considerazione dagli 81 milioni che rappresentano il costo annuo del portoghese per la Signora, compresi gli ammortamenti. Contro il Porto, al ritorno, CR7 ha nettamente steccato, e la malaparata era già evidente, a ben vedere, in quella gara di andata che registrò l’inattesa sconfitta dei bianconeri e al termine della quale un rigore netto (qui il Var c’era, ma latitò) venne negato proprio al portoghese sul 2-1.

Qui non c’erano fasce da scagliare ma la rabbia di CR7 non mancò di scoppiare.

La tripletta di Cagliari in campionato è parsa poi un fuoco di paglia perché poi, perdendo col Benevento, la Signora ha sostanziale abdicato al sogno scudetto. E pure in questa occasione Ronaldo non ha colpito come ci si attendeva.

Come se non bastasse, questo mese che volge alla fine ha alimentato nuove voci sulla possibile prossima partenza del campionissimo da Torino, per quanto Nedved abbia confermato che tra i pensieri della Juve non è conteplato quello di potersi separare da Ronaldo. E proprio mentre in Spagna si ribadiva l’interesse del Real per un ritorno del trascinatore capace di vincere 4 Champions coi Blancos, il club di Madrid ha espressamente negato di voler riportare a casa Cristiano. Molto più probabilmente, i Galacticos proveranno a prendere Mbappé o Haaland.

Ronaldo destinato a restare alla Juve, quindi. Sì, ma assieme a chi, visto che Dybala potrebbe partire e anche Morata dovrà essere riscattato (o rinnovato nel prestito dall’Atletico)?

Dubbi che non facilitano né il rendimento di Ronaldo, né della Signora, attanagliata da tante incertezze e ora aggrappata all’unico sogno rimasto, la Coppa Italia, nella speranza poi di riguadagnare un posto in Champions. Il campione dovrà dimostrarsi tale ottenendo il massimo in un ruolo inedito, quello del salvatore.