La cucina. I vini. Le partite a padel. E’ il ragionier Higuain. La miglior proiezione di se stesso, il sogno al contrario e cioè il voler essere finalmente un nessuno per essere qualcuno. A Miami, con l’Inter di Beckham, Gonzalo Higuain ha ritrovato, se non la felicità, almeno l’equilibrio. Dice: "Penso a ciò che mi sono lasciato alle spalle. Anni di responsabilita, di traslochi e nuove sfide che ti destabilizzano. Ma ora ho...

La cucina. I vini. Le partite a padel. E’ il ragionier Higuain. La miglior proiezione di se stesso, il sogno al contrario e cioè il voler essere finalmente un nessuno per essere qualcuno. A Miami, con l’Inter di Beckham, Gonzalo Higuain ha ritrovato, se non la felicità, almeno l’equilibrio. Dice: "Penso a ciò che mi sono lasciato alle spalle. Anni di responsabilita, di traslochi e nuove sfide che ti destabilizzano. Ma ora ho quello che volevo, uscire dalla bolla di pressione della stampa che parlava di me tutto il tempo, delle molestie dei tifosi". Facile il tackle: Gonzalo, senza quei tifosi ’molesti’ dove saresti adesso. Comunque, c’è da capirlo. Per esistere ha dovuto ammazzarsi, superare se stesso. Provateci voi a rubare una maglia al trio Ronaldo il Fenomeno, Raul e Van Nistelrooy prima e poi a uno tra Benzema e Ronaldo (Cristiano). E come se non bastasse, ti arriva il presidente e ti dice: abbiamo preso Bale, che vuoi fare? Vado a Napoli.

E anche lì pressione. Magnifica per carità però combattere l’impossibile alla fine ti logora, ti mangia i nervi pezzo per pezzo. E a Napoli l’impossibile era superare la Juve nonostante 36 gol, il record, che non sono bastati ad evitare un distacco di 9 punti dagli Invincibili di Allegri. E allora sì, me ne vado. Alla Juve. per vincere quella Champions poi sfiorata nella finale col suo Madrid che gliene fa quattro. E la testa fa crac. Non è più il Pipita che si guarda allo specchio e ringhia. E via, in America dall’amico David. "Qui la gente per strada non ti giudica perché hai sbagliato un gol".

Lui che ha fatto sponde di diamante per Cristiano e Messi, tra club e Nazionale, ricorda: "Sono quello che li ha capiti di più in campo. Sapevo cosa piaceva o non piaceva a loro". E Lancia un warning a Lautaro, lui che dal trono è caduto e s’è dovuto riarrampicare: "Fino alla finale con la Germania (dove sbagliò un gol clamoroso, ndr) ero il migliore attaccante del mondo, poi è finito tutto e poco importava dei miei 9 gol nelle qualificazioni. Lautaro? Se gli dovesse capitare di sbagliare un gol decisivo in una finale stia tranquillo, il segreto è non sentirsi né il migliore, né il peggiore".

Paolo Franci