Giuseppe Tassi

ultima spallata gliel’ha data il Covid. Stadi deserti, manichini al posto delle persone, il fattore campo che diventa ininfluente o si riduce a un pallido ricordo.

Cosi dopo 56 anni di vita sparisce il gol che vale doppio, regola-feticcio del calcio europeo. Un marchingegno nato nel 1965 per tutelare le squadre che giocavano in trasferta, incoraggiandole ad attaccare.

Perché quel gol segnato lontano da casa, in caso di parità di segnature, valeva doppio. L’ineffabile Ceferin, il presidente dell’Uefa che si è preso a male parole con Andrea Agnelli sulla questione della Superlega, ha stabilito che il gol “pesante” non è più di moda: era figlio di un altro calcio e ora ha fatto il suo tempo.

D’ora in poi, nelle Coppe, saranno supplementari e rigori a decidere chi va avanti e non l’artefatta matematica dei gol in trasferta.

Con buona pace del pubblico, che vede moltiplicare le emozioni e dei voraci network tv, che avranno altri spazi per farcire di spot le sfide europee.

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