Novak Djokovic, 34 anni, sulla destra, consola Stefanos Tsitsipas, 22, dopo la vittoria nella sfida di più di 4 ore al Roland Garros
Novak Djokovic, 34 anni, sulla destra, consola Stefanos Tsitsipas, 22, dopo la vittoria nella sfida di più di 4 ore al Roland Garros
di Paolo Grilli Quella di leggenda del tennis ce l’ha in tasca da tempo. Ora Novak Djokovic si merita pure la patente di indistruttibilità. Un’altra volta la nuova generazione della racchetta viene respinta in un angolo, con un saccone colmo di rimpianti sulle spalle: è il serbo a vincere il Roland Garros, il suo 19esimo Slam, dando una prova mostruosa di forza e resilienza. Sì, questo termine oggi così abusato si attaglia perfettamente a ‘Nole’, capace anche nella finale contro Tsitsipas di rimontare da una situazione ormai compromessa...

di Paolo Grilli

Quella di leggenda del tennis ce l’ha in tasca da tempo. Ora Novak Djokovic si merita pure la patente di indistruttibilità. Un’altra volta la nuova generazione della racchetta viene respinta in un angolo, con un saccone colmo di rimpianti sulle spalle: è il serbo a vincere il Roland Garros, il suo 19esimo Slam, dando una prova mostruosa di forza e resilienza. Sì, questo termine oggi così abusato si attaglia perfettamente a ‘Nole’, capace anche nella finale contro Tsitsipas di rimontare da una situazione ormai compromessa distillando tutta la sua classe. Era successo contro Musetti, quando si era trovato sotto due set a zero, e anche nella semifinale contro Nadal ‘Djoker’ era sotto di un set: uno svantaggio letale per tutti, contro il re di Parigi pronto ad afferrare il suo 14esimo successo nella Ville Lumiere, ma non per lui. E ne è uscito un match memorabile, da vedere e rivedere quando si voglia ammirare uno spettacolo sportivo tra supereroi della racchetta.

E’ finita ieri 6-7, 2-6, 6-3, 6-2, 6-4 la maratona di più di quattro ore che ha premiato il serbo, assai meno tifato dagli spalti del rivale greco. Molti speravano in una rivoluzione francese ad opera dell’aitante ellenico, uno dei talenti più accreditati a ereditare il trono del tennis quando i Big Three (nell’Olimpo va inserito ancora a buon diritto Roger Federer insieme a Rafa e Nole) avranno la compiacenza di farsi da parte.

Ci sarà ancora da aspettare. Perché Djokovic, così come Nadal, può contare ancora su un impasto impagabile di freschezza atletica e capacità chirurgica di dominare le fasi della partita più importanti. Tsitsipas ha letteralmente incantato nei primi due set, con un servizio di rara efficacia e una consistenza rara in ogni colpo. Poi però si è fatta strada l’esperienza di Novak, e la schiena dell’aspirante ‘dio greco’ ha iniziato a presentare il conto di una sfida di questa intensità. L’intervento del fisioterapista è servito a rimetterlo in sesto ma intanto tutte le certezze costruite nei primi due parziali si stavano sgretolando.

A un certo punto è parso chiaro a tutti che solo Djokovic avrebbe potuto mettere in bacheca il trofeo, il suo secondo a Parigi. Ha già vinto in Australia nel 2021: il sogno Grande Slam è concreto. Rafa e Roger sono solo a un passo, a quota 20 Major. Il dominio di questi mostri sacri è una maledizione per chi ambisce allo scettro. Ma è anche il marchio di eccellenza di uno sport capace come pochi altri di richiedere talento, esperienza, tecnica, coraggio.

Con Musetti e Berrettini abbiamo anche noi tentato di far scendere Nole dal piedistallo. E’ una fatica abnorme: lui in questo 2021 ora punterà al Grande Slam. Ma ci rimangono due alleati: la determinazione e l’anagrafe.