di Enrico Salvadori La sua vicenda e in generale la sua carriera sono paragonabili artisticamente parlando al destino della “Tavola di Tortona” definito dagli esperti una “sfortuna critico-iconografica”, un dipinto rinascimentale di stile leonardesco (ma guarda la coincidenza) passato tra mille sventure. La forza di Leonardo Spinazzola è sempre stata quella di risollevarsi dalle disavventure fisiche che lo perseguitano da tempo. Quella patita agli Europei è la più recente e la più grave. Che rimane impressa nella memoria collettiva come le emozioni che ti dona una splendida opera d’arte. Perché la favola bella che si interrompe bruscamente e molto più crudele e ti colpisce di più rispetto al copione di un film senza lieto fine. L’impatto con la realtà è devastante. Quello che ha fatto Leonardo in...

di Enrico Salvadori

La sua vicenda e in generale la sua carriera sono paragonabili artisticamente parlando al destino della “Tavola di Tortona” definito dagli esperti una “sfortuna critico-iconografica”, un dipinto rinascimentale di stile leonardesco (ma guarda la coincidenza) passato tra mille sventure. La forza di Leonardo Spinazzola è sempre stata quella di risollevarsi dalle disavventure fisiche che lo perseguitano da tempo. Quella patita agli Europei è la più recente e la più grave. Che rimane impressa nella memoria collettiva come le emozioni che ti dona una splendida opera d’arte. Perché la favola bella che si interrompe bruscamente e molto più crudele e ti colpisce di più rispetto al copione di un film senza lieto fine. L’impatto con la realtà è devastante. Quello che ha fatto Leonardo in questo Europeo meritava ampiamente un epilogo che i suoi compagni di squadra hanno giurato di volergli regalare, anche se in campo non sarà presente. Doveva tornarci anche lui a Wembley martedì sera, ma quello scatto per inseguire Thorgan Hazard a 11 minuti dalla fine di Italia-Belgio ha prodotto una diagnosi impietosa: rottura del tendine di Achille, Europeo finito e una lunga convalescenza di sei mesi. Dal paradiso all’inferno in un attimo, le notti magiche che diventano notti di dolore, dai premi per il “man of the match” in due gare degli azzurri (Turchia e Austria) alla sala operatoria del luminare finlandese specialista in questo tipo di interventi di ricostruzione proprio poche ore prima che la sua Italia lo facesse sorridere per la vittoria ai rigori sulla Spagna. E quando Leo ha visto in Tv l’intero gruppo azzurro esultare scandendo il suo nome come dedica per la vittoria, sul suo volto sono scese lacrime di commozione e non di dolore come quelle che aveva speso in barella mentre lasciava l’Allianz Arena di Monaco e qualche belga improvvido, fra i quali la sorella del portiere Courtois, ipotizzava che stesse facendo una sceneggiata per perdere tempo. Lorenzo Insigne nei festeggiamenti per l’ingresso in finale ha indossato la maglia con il suo nome, la numero 4, e lo ha idealmente invitato alla finale a cui non vuole mancare dopo aver ringraziato uno a uno quei ragazzi di un gruppo granitico che quando ha lasciato Coverciano per andarsi a operare lo hanno salutato e abbracciato come fratelli. Per non parlare del coro a squarciagola intonando in aereo e lanciato da Bernardeschi nel rientro in Italia nelle ore successive al crack. Che purtroppo è l’ultimo di una lunga serie. Questo ragazzo umbro di Foligno di 28 anni ne ha passate davvero tante. I ciclici guai a livello muscolare, l’operazione al crociato del ginocchio nel maggio 2018, i tanti stop che hanno caratterizzato la carriera di un giocatore partito come ala sinistra o centrocampista esterno e arretrato sulla linea difensiva - ma con licenza di incursioni - dall’intuizione di Pier Paolo Bisoli, all’epoca tecnico del Perugia. Lui, Leonardo, che era arrivato presto dal Siena alla Juventus con la quale ha vinto il Torneo di Viareggio nel 2012 (in cui venne premiato come miglior giocatore) e che era paragonato come caratteristiche a Gianluca Zambrotta, un accostamento che lo ha sempre lusingato. Poi la parentesi all’Atalanta dove Gasperini lo stimava perché un treno così sulla fascia sinistra non si trova facilmente. Però anche a Bergamo gli imprevisti non si contavano come al rientro alla Juve che nel 2019 lo ha piazzato alla Roma dove, se sta bene, fa la differenza. Esattamente quello che è accaduto in Nazionale prima che la sfortuna lo fermasse nuovamente. L’ attitudine al dolore lo deve aver temprato e anche se non è mai facile ripartire Spinazzola ha detto che è pronto a lavorare sodo e a rimettersi a disposizione di Josè Mourinho e della Roma che aveva già ricevuto per lui offerte davvero interessante dopo un Europeo sensazionale. Se la vita alla lunga è capace di ridarti quello che ti ha tolto Spinazzola è davvero in credito. Pronto a presentare il conto e forte dell’affetto che tutti stanno manifestando verso di lui. Certamente sincero.