di Daniele Cervino Il ritratto di un giovane Primo Carnera ricorda la sua anima leggera in un corpo pesante. Era il "gigante buono", primo italiano a conquistare il mondiale dei pesi massimi, simbolo del Belpaese degli anni ’30 che vince e si riscatta con i guantoni. E di una nazione che fa a pugni con la fame e la povertà per portare il pugilato sul tetto del mondo. Qui ad Assisi, tra le immagini dei campioni in bella mostra al Museo e nel Centro Federale della boxe, il Belpaese rispolvera una tradizione gloriosa e ne...

di Daniele Cervino

Il ritratto di un giovane Primo Carnera ricorda la sua anima leggera in un corpo pesante. Era il "gigante buono", primo italiano a conquistare il mondiale dei pesi massimi, simbolo del Belpaese degli anni ’30 che vince e si riscatta con i guantoni. E di una nazione che fa a pugni con la fame e la povertà per portare il pugilato sul tetto del mondo. Qui ad Assisi, tra le immagini dei campioni in bella mostra al Museo e nel Centro Federale della boxe, il Belpaese rispolvera una tradizione gloriosa e ne riscrive il futuro. Lo fa con l’ambizioso progetto "European Boxing Academy", l’accademia di formazione esclusiva per tutte le figure professionali del mondo della boxe (tecnici sportivi, arbitri-giudici, medici, dirigenti, promoter, cutmen, delegati tecnici ITO), nonchè centro di allenamento per le squadre internazionali, in primis le Nazionali italiane. Un punto di riferimento che vuole ridare lustro e immagine a uno sport da sempre considerato una nostrana eccellenza. Da quando le scarpe numero 52 di Carnera lasciarono il circo, per salire per la prima volta su un ring. Sudore , sacrificio, emigrazione. Perchè nella storia di Carnera c’è anche questo. La partenza per l’America con una valigia di speranze, poi l’Italia che alza le mani al cielo in segno di vittoria il 26 giugno 1933. Lo farà ancora negli anni ’60, quando i "cazzotti" di Nino Benvenuti si mescolano alle contestazioni giovanili, alla cultura pop e alle minigonne. Il campione olimpico nel 1960 e mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970 ha infiammato un popolo, riuscendo a colpirlo al cuore. Un mezzo busto, al Museo di Assisi, omaggia la sua grandezza come boxeur e la sua dimensione umana.

"Oggi le oltre duecento Federazioni Sportive Aiba dei cinque Continenti guarderanno all’Umbria come faro di rinascita". Ne è convinto il presidente della International Boxing Association, Umar Kremlev, che ha partecipitato alla presentazione dell’Accademia con il vicepresidente Aiba e presidente europeo Eubc, Franco Falcinelli. "L’Italia è la terra da cui è partita la cultura del pugilato. Ad Assisi arriveranno migliaia di persone tra atleti e manager per far diventare la boxe uno sport di massa in ogni paese. L’Academy è un progetto dedicato soprattutto ai giovani, in particolare ai più disagiati. Offre educazione, recupero e condivisione dei valori dei grandi campioni".

Nell’Academy verrà integrato il Centro nazionale federale di Santa Maria degli Angeli-Assisi. La ricerca del talento sarà l’obiettivo principale, perseguito grazie al supporto e alla testimonianza del campione Roberto Cammarelle. E proprio l’olimpionico ha scelto l’Umbria come "casa".